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Economia e Finanza

FINANZA/ L'asso di Monti per "liberare" le busta paga (e l'Italia)

Mario Monti (Infophoto)Mario Monti (Infophoto)

Forse, però, sarebbe il caso di “pensare positivo”. Oggi, infatti, ci sono le condizioni per innescare un circolo virtuoso. Per carità, non si rimuovono le cause che sconsigliano gli investimenti (delle multinazionali, ma anche delle imprese italiane) nel giro di settimane: l’economia non ha i tempi e la reattività dei mercati finanziari. Inoltre, a complicare la vita di chi investe in Italia contribuisce ancor di più la resistenza della burocrazia e l’incertezza del diritto, per non citare l’incognita della malavita.

Ma l’Italia che, nel giro di poche settimane, ha approvato la riforma previdenziale più severa del mondo avanzato e realizzato un avanzo primario che fa invidia a Olanda e ad altri primi della classe, ha un’occasione unica per rilanciare in maniera decisiva la propria immagine. E per richiamare l’attenzione dei capitali internazionali. L’importante è che il mondo percepisca che, finalmente, invece di accapigliarsi su questioni ideologiche (che nascondono interessi ben concreti) si voglia finalmente affrontare i nodi reali, a partire dalla produttività, che è il vero problema dell’economia italiana.

La riforma dell’apprendistato, la modifica dell’articolo 18, la fine delle distinzioni artificiose tra piccole industrie (sottratte alla disciplina più rigida) e le medie e grandi imprese rappresentano un’occasione preziosa, forse l’ultima, per non perdere il tram della ripresina internazionale. E, non meno importante, per fornire una qualche prospettiva ai giovani e alle donne, l’unica vera risorsa per il nostro futuro che oggi è, al contrario, il macigno che pesa sulla fiducia delle famiglie e sui consumi.

Il dibattito sul mercato del lavoro, per lo più, si è sottratto al confronto necessario con la congiuntura e le prospettive future dell’economia globale. Si è molto parlato di “diritti”, come se questi ultimi fossero una variabile indipendente e intangibile nel tempo, una sorta di tavole scolpite nella roccia e non il frutto storico di risultati raggiunti con il sudore della fronte e che solo il sudore della fronte può tutelare. Si è molto parlato di politica: il Pd alla ricerca di una soluzione per non sconfessare né Monti, né la Cgil; la stessa Cgil alla ricerca di una formula che permetta di non rompere con la Fiom; Cisl e Uil preoccupate per un metodo che mette in cantina la concertazione ed il ruolo dominante (anche troppo) delle confederazioni. Insomma, si è parlato di molte cose, a partire dalla “paccata di miliardi” evocata dal ministro Fornero, immagine infelice per sostenere una cosa di assoluto buonsenso: inutile elaborare un progetto finanziario comunque complesso se non si è d’accordo sui principi.


COMMENTI
16/03/2012 - risorsa dell'economia italiana (francesco taddei)

una innegabile risorsa dell'economia italiana è il carattere tricolore del prodotto. non è importante che il capitale che finanzia la ducati sia dell'audi (tantopiù che grazie alle filiali di costei la ducati può trarre vantaggio per crescere), quanto il fatto che la ducati continui a produrre dov'è tuttora, che il suo centro decisionale rimanga lì e che che la sua vetrina principale sia l'italia così da attrarre acquirenti. sarà garantito ciò nell'acquisizione? bene! altrimenti si ridurrà ad una qualunque moto color rosso.