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SCENARIO/ 2. Benvenuto: Marchionne-Italia, una "pace" è vicina

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Mario Monti e Sergio Marchionne (Infophoto)  Mario Monti e Sergio Marchionne (Infophoto)

È probabile. Di sicuro Marchionne è legato a idee semplici e lineari. Di fronte al mondo italiano, piuttosto barocco, spesse volte non riesce a capire o non ha voglia di capire. Non riesce a comprendere i vari livelli di contrattazione. È pronto, come qualsiasi manager americano allo scontro duro e diretto con i sindacati in fabbrica, ma il resto gli è estraneo. Io ricordo, quando ero giovane, di aver studiato con i sindacalisti americani dell’automobile. Sindacalisti durissimi nella trattativa, ma ben intenzionati a non compromettere mai l’interesse dell’azienda. Insomma, un sindacato duro, pronto a scioperi e a lotte durissime, ma mai antagonista dell’interesse dell’azienda.

 

Scusi Benvenuto, ma per Marchionne c’è un problema in più. La Fiat è uscita da Confindustria, contestando chiaramente le relazioni industriali di stampo italiano. Si dice che il nuovo presidente sarà Giorgio Squinzi, il candidato alternativo a quello di Marchionne, che tutti identificavano in Alberto Bombassei.

 

Ritengo anch’io che sarà Squinzi a vincere la partita. Tutti me ne parlano molto bene ed è stimato da molti imprenditori. Bene, io penso che Squinzi riporterà Marchionne e la Fiat in Confindustria. Lavorerà per questo e ricomporrà lo strappo. Non sembri un controsenso. Squinzi è appoggiato da Emma Marcegaglia, che ha subito lo strappo di Marchionne e della Fiat. Ma io ritengo che, così come Marcegaglia ha adottato una linea diversa dal suo predecessore che la sosteneva, Luca Cordero di Montezemolo, così Squinzi innoverà e adotterà una linea diversa da quella di Emma Marcegaglia che sostiene Squinzi apertamente.

 

Il nodo principale della questione sembra la centralità del contratto aziendale, quello che, secondo molti, è in grado di recuperare produttività nelle aziende. Lei che ne pensa?

 

Penso che il contratto nazionale nel nuovo mondo globalizzato sia invecchiato, abbia perso la sua rilevanza. E di questo occorre che se ne prenda atto. In questo momento una difesa a oltranza del contratto nazionale non regge più. Del resto, devo dire che il contratto aziendale, proprio in Fiat, degli anni Sessanta è ancora ricordato oggi dai “vecchi” operai. Certo, bisogna tenere conto anche delle vecchie discriminazioni sindacali, che esistevano e che non credo che si possano ripetere. Ma il peso oggettivo di quel contratto era buono, per salari, stipendi, una sorta di welfare aziendale che esisteva sotto varie forme. Si tratta di puntare al contratto aziendale con le garanzie necessarie, senza che ci siano discriminazioni nuove. Ma è questo il contratto che oggi è più importante, anche per la vicinanza tra rappresentanti sindacati e lavoratori dell’azienda. Oggi il contratto nazionale non riesce più ad accogliere determinate esigenze delle singole aziende.

 

(Gianluigi Da Rold) 



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COMMENTI
17/03/2012 - veteromarxisti infantili (attilio sangiani)

in Italia è ancora presente il sindacalismo veteromarxista,per il quale l'imprenditore è ancora "il padrone". Per danneggiarlo questi sindacalisti sono pronti a danneggiare anche la azienda. La FIOM in questo è esemplare e condiziona tutta la CGIL. La sua forza è data dalla capacità di mobilitare i violenti di ogni specie e ideologia,che ben poco hanno a che fare con i problemi dei lavoratori dipendenti. Ogni pretesto è buono per attaccare la polizia o mettere a ferro e fuoco intere città o vallate,come a Genova,Roma e in Val di Susa .