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FINANZA/ Sapelli: Francia e Germania spingono l'Italia in "serie B"

L’Italia sembra aver un ruolo marginale in Europa e non riuscire a tenere testa alle richieste che arrivano dal direttorio europeo franco-tedesco. L’analisi di GIULIO SAPELLI

Mario Monti, Nicolas Sarkozy e Angela Merkel (Infophoto) Mario Monti, Nicolas Sarkozy e Angela Merkel (Infophoto)

Ci si chiede spesso quale sia la ragione per cui economie e società apparentemente più deboli dell’Italia, come per esempio la Spagna, resistano così fieramente alle regole egemonico franco-tedesche europee, mentre il Bel Paese, tecnici o non tecnici, montagne o pianure, sia così debole e balbuziente dinanzi ai diktat europei.

È un problema internazionale. Il mio vecchio amico Guido Mantega, oggi ministro dell’Economia in Brasile, ridacchia soddisfatto appena gli si critica la politica recentemente inaugurata di neo protezionismo: dice che invece che protezionismo è difesa sacrosanta dell’industria nazionale e che un po’ d’inflazione serve per impedire una sovravalutazione del real che sfigurerebbe del tutto il volto di una delle economie emergenti del mondo.

La Spagna, non dimentichiamolo, è stata un impero e ancora oggi si pensa come una potenza imperiale; così non riesce a fare il Portogallo: anzi, viste le vicende della monarchia portoghese nell’Ottocento dovrebbe essere il Brasile a far sentire Lisbona una parte dell’impero. Del resto, la novità, oggi, è il flusso di emigranti che dal Portogallo si dirigono verso le ex colonie dove si pensa di ritrovare lavoro e dignità che è così facile perdere in una nazione esposta al ludibrio e all’imperio sfacciato dell’oligopolio finanziario internazionale.

Chi non ricorda che anni or sono Francia e Germania sforarono i tetti dei deficit rispettivamente? Ma entrambi fecero spallucce e continuarono per la loro strada? All’Italia non è permesso. Ma non mi scandalizzo. Chi conosce la storia d’Italia, ossia chi ha letto i classici Mack Smith e Romeo e per certi versi anche Cafagna e sempre il vecchio ma tosto Gramsci, sa bene che l’Italia è una nazione per modo di dire, ossia è il frutto di un disegno internazionale franco-inglese-vaticano per spartirsi il Mediterraneo - darlo agli inglesi -, spartirsi il primato del conflitto con la Germania per il domino dell’Europa continentale - dandolo alla Francia - e finalmente consentire l’inclusione dello Stato pontificio nel nascente Stato italico dopo la breccia di Porta Pia.

Neppure le pantomine ciampiane degli anni scorsi (manifestazioni, concerti, sfilate, bimbi a cui solo mancava la divisa da giovani Balilla) hanno potuto invertire la storia: l’Italia è uno Stato di serie B e una nazione inesistente, una debolezza che dipende tanto dalla volontà della egemonica Germania quanto da quella dell’oligopolio finanziario mondiale, come dimostrano i recenti Presidenti della Repubblica e Primi Ministri - salvo il parvenu Berlusconi veramente anomalo e autarchicamente italico - che si sono succeduti. Monti docet, inchinandosi alla Fiat dimenticando di essere un Primo Ministro e non un funzionario del capitalismo.


COMMENTI
19/03/2012 - sempre colpa di Francia e Germania? (Giuseppe Badini)

Il problema principale dell’Italia e’ internazionale perche’ e’sempre stato determinato dalle politiche europee o mondiali come afferma l’autore o e’ almeno altrettanto un problema di politiche interne sbagliate, anche per una tradizione culturale non matura per i problemi della modernita’? Se si dimentica questo secondo aspetto si arrivera’ spiazzati anche al prossimo secolo. Per fortuna anche senza grandi riflessioni teoriche degli aggiustamenti si fanno, ma ritengo che la riflessione teorica sia per ora insufficiente. E’ solo retorica parlare dell' “altissimo bagaglio di competenze tecnologiche e intellettuali” con un’universita’ e una ricerca di cui e’ meglio non parlare per non arrossire.

 
19/03/2012 - un tunnel infinito (francesco taddei)

finalmente un articolo che centra in pieno il probrema dell'italia. a chi però cerca una soluzione (imperfetta, limitata, inadeguata) occorre rendere merito di provarci, lasciando da parte epiteti snob (nazionalista retrogrado, antico, antieuropeista...).