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Economia e Finanza

REAL ESTATE/ Imprenditori, una nuova sfida per “(ri)costruire” l’Italia

ANTONIO INTIGLIETTA ci parla di EIRE (Expo Italia Real Estate), che quest'anno è stata resa più essenziale e più sobria, puntando molto di più sulla sostanza e meno sull’apparenza.

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È un momento delicato per il destino del nostro Paese, sfiorato dal rischio di un tracollo economico e sociale, come mai era capitato dal Dopoguerra ad oggi. Davanti allo sviluppo di Paesi asiatici e latinoamericani, l’Europa si trova dentro una grave crisi. Una crisi politica, per la mancanza reale di unità e operatività. Una crisi economica, perché punto più fragile nel contesto dello sviluppo internazionale. Una crisi antropologica e culturale, perché debole nel suo desiderio di compimento e dimentica di quei valori comuni dai quali recuperare la forza e la capacità di ripresa e sviluppo.

Questa dinamica pone una domanda: che cosa deve fare un imprenditore del settore real estate per valorizzare la propria attività e contribuire allo sviluppo dell’Italia? Il real estate è un fattore decisivo per lo sviluppo del Paese perché rappresenta l’infrastruttura di tutto il sistema sociale ed economico. Dai complessi scolastici agli ospedali, dalle strutture residenziali a quelle commerciali e sociali, dai business park alla logistica, fino al turismo: nulla può prescindere dal contributo determinante di questo comparto.

In un contesto del genere siamo chiamati a un profondo cambiamento. Si sbaglia chi crede che la crisi sia passeggera e che si possa tornare alla situazione precedente. Molti sono smarriti e rinchiusi in sé stessi, come rintanati sotto coperta durante un temporale. Pochi si rendono conto come questo momento richieda uno sforzo senza precedenti. Sì, perché occorre ripescare le ragioni per cui vale la pena continuare e predisporsi adeguatamente dopo un lungo periodo di stasi e di recessione. Per ripartire bisogna assumere un approccio positivo nei confronti della realtà e costruire un’ipotesi propositiva su cui lavorare.

Per questo motivo abbiamo deciso di rendere EIRE (Expo Italia Real Estate) più essenziale e più sobria, puntando molto di più sulla sostanza e meno sull’apparenza. Negli anni scorsi si è in parte vissuti sull’autoaffermazione piuttosto che sull’operatività, sulla capacità di ascolto, sull’apertura al confronto. Negli anni della ricchezza e del benessere si è troppo puntato sull’autoreferenzialità (alcune note manifestazioni fieristiche hanno fatto di quest’aspetto il loro blasone) piuttosto che sulla costruzione del bene comune. L’essenzialità ci viene richiesta dalla realtà in cui viviamo, dalla riduzione della capacità di spesa delle società e dalla necessità di saper cogliere i contributi utili a venire fuori dalla secca della stasi e del regresso. È un percorso difficile, in un mare turbolento e agitato da venti imprevedibili, che durerà parecchi anni.

EIRE si riorganizza dentro questa logica: spazi essenziali, attività utili, operatività conseguente agli obiettivi indicati durante la scorsa edizione a cui abbiamo lavorato in questi mesi sottotraccia, senza enfasi e senza clamore.