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FIAT/ Dove nasce la "simpatia" tra Monti e Marchionne?

Monti si impegnerà perchè tornino investimenti dell'estero e la Fiat rientrerà in Confindustria, investirà in nuove tecnologie e alzerà gli stipendi secondo PIETRO DAVOLI

Sergio Marchionne e Mario Monti (Infophoto) Sergio Marchionne e Mario Monti (Infophoto)

Su cosa si basa la “perfetta intesa” dichiarata tra Marchionne, Elkan e Monti all’uscita del loro incontro a Palazzo Chigi? Come mai Monti non ha esitato a schierarsi a fianco di Marchionne nell’ultimo convegno della Confindustria, ambiente nel quale le simpatie per Marchionne non sono particolarmente vivaci? Quali vantaggi potranno scaturire per l’Italia da una convergenza che molti stentano a capire?

Un'intesa che nasce da lontano

Questa sintonia non nasce per motivi contingenti, non ricerca accordi tattici. Non è un modo per rivangare radici comuni, essendo stato Monti consigliere Fiat dal 1988 al 1993. Nessuno dei due è un nostalgico di un passato nel quale sono avvenuti parecchi errori e che entrambi riconoscono come tali. Prima gli aiuti a pioggia che i precedenti governi non lesinavano agli Agnelli, poi il blocco della vendita di Alfa a Ford e, per venire all’era Marchionne, i vari incentivi per la rottamazione. Nonostante fossero stati concepiti per agevolare il mercato dell’auto, Marchionne si è sempre mostrato scettico sulla loro utilità.

Entrambi sperano che questi errori non abbiano a ripetersi ed entrambi guardano a un futuro non facile, ma che può essere affrontato solo nel rispetto delle regole. Il mondo è complesso e produrre e vendere milioni di vetture che devono essere acquistate da milioni di persone e circolare in paesi molto diversi non può essere basato su favori. Solo se ciascuno fa la sua parte c’è speranza per tutti.

Solo se la Fiat produce automobili, investendo dov’è conveniente, facendo gli accordi più vantaggiosi, potranno scaturirne vantaggi per gli italiani, intesi come consumatori, lavoratori, e beneficiari dell’indotto. Solo se lo Stato fa il suo mestiere e crea le condizioni per le quali sia conveniente venire a investire in Italia ci può essere un vantaggio per Fiat.

Questo è credibilmente quello che si sono detti e promesso a Palazzo Chigi. Monti si impegnerà a creare le condizioni per le quali torni conveniente venire a investire in Italia. Per questo non solo si impegnerà sulle riforme del lavoro, sulla giustizia, sulle liberalizzazioni e sulle altre tematiche in grado di ripristinare la competitività del Paese, ma farà promozione all’estero (imminente il suo viaggio in Oriente) per convincere investitori esteri a tornare in Italia. Non servirebbe a nulla convincere Fiat se questo rimanesse un caso isolato.


COMMENTI
19/04/2012 - commento di Arathi Rinaldi (arathi rinaldi)

“Solo se ciascuno fa la sua parte c’è speranza per tutti”. Solo se la Fiat produce, investe, fa accordi più vantaggiosi, gli Italiani potranno trarre profitti. E pure “solo se lo Stato fa il suo mestiere” e sa creare opportunità perché sia utile ritornare a investire in Italia, anche Fiat potrà averne vantaggio. Tutto sta ne “creare”, o meglio nel trovare tali condizioni con riforme nei vari settori affinchè il nostro Paese divenga nuovamente competitivo. Come giustamente afferma Pietro Davoli serve “un ritorno alla normalità”. Serve un’Italia costituita da persone e da individui di ogni categoria che compiano con onestà, ciascuno nel suo ambito, il proprio dovere; servono dipendenti ancora entusiasti, volonterosi e pure competenti; necessitano persone che ancora vengano educate al rispetto verso l’altro e non pensino solo ai propri vantaggi, ma al bene dell’intera comunità. Persone serie e mature che diano il meglio di se stesse. Così anche dall’attuale “crisi economica” che è prima di tutto “crisi morale”, dobbiamo essere in grado di riflettere, di ripartire e di crescere utilizzando tutto quello che di positivo si può trarre dall’attuale situazione italiana. Arathi Rinaldi