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Economia e Finanza

GEOFINANZA/ Quei "trucchetti" sul debito che minacciano l’Europa

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E già oggi, il Fondo sovrano norvegese, che ha votato “no” allo swap greco, ha minacciato di scaricare tutto il debito Piigs in suo possesso: tanto per far capire che non scherza, ha scaricato metà delle sue detenzioni di debito spagnolo. Durissime verso la Bce le parole del direttore del Fondo, controllato dal ministero delle Finanze norvegese, Yngve Slyngstad: «È importante creare fiducia sui mercati e per creare fiducia bisogna rispettare le regole, che valgono per tutti». Per quanto riguarda la Spagna, la conferma del perché la situazione stia precipitando è giunta venerdì scorso: il debito pubblico iberico, infatti, in un anno è salito dal 61,2% sul Pil al 68,5%, toccando la quota di 732 miliardi, cui sommare i 140,1 miliardi di euro di debito regionale. Un dato che non fa solo paura a livello macro, ma che, numeri alla mano, dimostra l’assoluta mancanza di credibilità dei dati sul Pil forniti dall’eurozona: basti pensare che, tra trucchetti contabili e bonds fantasma, oggi la Grecia ha un bilancio diviso in sette classi di debito differenti! E la Spagna, purtroppo, assomiglia molto ad Atene da questo punto di vista.

È Eurostat stessa ad ammettere che «il debito consolidato spagnolo è salito nella ratio debito/Pil ben di più, addirittura del 12,3% e che il debito garantito dallo Stato non fa parte del debito governativo, ma rappresenta una debolezza strutturale e contingente». Insomma, non si contabilizza tutto in un’unica voce, ma si sparpaglia, esattamente come per i derivati. A fare le pulci ai veri numeri di Madrid ci ha pensato la Phoenix Capital Research, secondo cui ai dati ufficiali (732 miliardi di debito pubblico, 68,5% del Pil) bisogna sommare il debito del settore privato pari al 227% del Pil e un’esposizione alla leva delle banche iberiche di 19 a 1.

Ancora Eurostat, nel suo report del 29 febbraio scorso, faceva notare un qualcosa che nemmeno le solerti agenzie di rating hanno messo in conto: le garanzie sovrane totali della Spagna alla voce “altro debito” sono pari al 7,5% del Pil, circa 72,2 miliardi euro di debito non contabilizzato. Quindi, facendo due conti della serva: debito sovrano ammesso 732 miliardi di euro, debito regionale ammesso 183 miliardi, debito bancario garantito 103 miliardi e altro debito sovrano garantito 72 miliardi. Totale, 1.090 miliardi di euro, ovvero una ratio debito/Pil reale del 113,2%. Ma c’è di peggio: se infatti l’Italia, sempre per Eurostat, vanta garanzie sovrane su “altro debito” pari al 3,6% del Pil e il Portogallo pari al 7,7%, il Belgio surclassa tutti con un debito non contabilizzato ma garantito dallo Stato pari al 21,3% del Pil!

Ma la Spagna paga anche altro. Uno studio di Danske Bank sottolinea, infatti, come nell’ultimo trimestre del 2011 il calo del prezzi degli immobili in Spagna è stato del 4,2%, il terzo peggior risultato di sempre anno su anno, il tasso di decrescita più veloce dal settembre 2009 e pari, a livello di impatto sul settore real estate, a un calo del 10% del Pil, visto che i prezzi sono tornati al livello del marzo 2005. Insomma, la bolla immobiliare che ha fatto scoppiare il governo Zapatero è tutt’altro che sparita. Peccato che le già traballanti banche spagnole detengano più di 400 miliardi di euro in prestiti al settore delle costruzioni e del real estate, tutti garantiti da collaterale che sta perdendo d valore a velocità record.

Il numero di prestiti non performing sta salendo in maniera esponenziale, avvicinandosi alla cifra monstre di 140 miliardi di euro, ma la cosa più grave è che le banche spagnole, invece di correre ai ripari, si occupano solo di «fare il make-up ai loro cattivi prestiti», come confermato da Joaquin Maudos, docente di economia all’università di Valencia.