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Economia e Finanza

GEOFINANZA/ Quei "trucchetti" sul debito che minacciano l’Europa

Portogallo e Spagna sono in una situazione sempre più difficile, con conti sul debito pubblico e delle banche che destano preoccupano per l’intera Europa. L’analisi di MAURO BOTTARELLI

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Tornata nel ruolo di matrigna del rigore, venerdì scorso Angela Merkel ha ribadito il suo no all’ampliamento del fondo salva-Stati europeo: «L’Esm rimane a 500 miliardi di euro, quindi nessun aumento del fondo duraturo e incalcolabile». Una posizione arcinota, ma che, alla luce di quanto sta accadendo sui mercati dopo le mega-iniezioni di liquidità della Bce, assume nuovo valore e prezza sviluppi a medio termine che governi e istituzioni ignorano o fingono di ignorare.

Esattamente come per il principio di Archimede, infatti, il denaro a costo pressoché zero dell’Eurotower sta tenendo a galla tutti gli assets, dai più ai meno rischiosi, creando una sorta di “mondo perfetto” che disconosce i fondamentali e vive alla giornata. Il giochino, d’altronde, è molto semplice: io banca autoemetto obbligazioni che porto alla Bce per ottenere denaro fresco, trasformando il mercato del debito sovrano e quello degli istituti di credito in un unico soggetto e correlando, sempre e al 100%, gli spread sovrani e quelli bancari. Unite a questo l’aumento quotidiano dei margini sui prestiti operato dalla Bce da una settimana a questa parte e il punto fermo posto dalla Merkel ieri assume connotati chiari. Anche alla luce degli ultimi “prelievi” italiani e spagnoli dal programma Target 2, appena sotto la quota monstre di 400 miliardi di euro che ora, con somma gioia, la Bundesbank si affretterà a coprire con denaro vero, a fronte di collaterale di dubbia qualità.

Ma cosa sta già scontando Berlino, facendogli chiudere preventivamente il portafoglio? Ciò che ha previsto con lucido e spietato realismo in un’intervista a Der Spiegel, Mohamed El-Erian, amministratore delegato e co-fondatore del colosso obbligazionario Pimco, il quale è sicuro che entro la fine di quest’anno il Portogallo farà la stessa fine della Grecia: «Sfortunatamente le cose stanno proprio così. Ci sarà un grosso dibattito su come suddividere questo peso tra gli europei, la Bce e il Fondo monetario internazionale. I mercati finanziari diventeranno nervosi, soprattutto in vista della partecipazione dei creditori privati al salvataggio». Difficile dargli torto. Quest’anno in Portogallo vanno in scadenza obbligazioni corporate per 31 miliardi di euro, una situazione di per sé esplosiva che diventa ingestibile in un ambiente che prevede una contrazione del Pil del 5,7% (analisi di Citi) nella peggiore delle ipotesi e del 3,3% nella migliore (stima del governo di Lisbona).

Contraddicendo il rigorismo tedesco, l’ex membro della Bce, Lorenzo Bini-Smaghi, ha detto chiaro e tondo ai leader dell’Ue che devono agire immediatamente in supporto del Portogallo: e i rendimenti dei bonds lusitani parlano questa lingua. Insomma, lungi dall’aver stabilizzato alcunché, lo swap sul debito greco ha aperto un vaso di Pandora che terrorizza Berlino e che, da qualche giorno, ha rimesso Lisbona e Madrid nel mirino della speculazione. Nel caso portoghese, il timore è uno swap in stile greco che vedrebbe i creditori perdere pressoché tutto, visto che Bce e Fmi scambieranno le loro detenzioni innescando la subordinazione per qualsiasi altro creditore e i detentori di bonds lusitani sotto legislazione inglese - un numero molto alto del totale - bloccheranno ogni processo innescando di fatto l’evento di credito e il pagamento dei cds.