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GEOFINANZA/ Quei "trucchetti" sul debito che minacciano l’Europa

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Ovvero, le banche continuano a rifinanziare i prestiti, invece di dare vita a write-off. E per avvalorare la sua tesi, il professor Maudos porta un esempio: «Pensiamo alla Sergesprom 2000, un costruttore di medie dimensioni della Catalogna. Durante il boom del mercato immobiliare ha ottenuto 30 milioni di euro di prestiti da una cassa di risparmio locale per costruire 200 immobili. Ma quando il mercato è collassato, Francisco Gomez, l’amministratore delegato dell’azienda, disse chiaro e tondo che non era in grado di vendere le case, né di pagare gli interessi sui prestiti per almeno tre anni. Invece di pignorare, la banca gli ha prestato ancora più denaro per coprire i pagamenti degli interessi, aumentando il debito totale di altri 3 milioni». E di casi del genere, soprattutto per piccole banche regionali - le cajas già protagoniste di un processo di fusione forzata per aumentare il capitale di riserva -, ce ne sono a decine, se non centinaia.

E nonostante sempre venerdì scorso il governo spagnolo abbia deciso di aprire cinque linee di credito, per un totale di 22 miliardi di euro, a sostegno dell’attività di Pmi e autonomi, che rappresentano l’85% del tessuto economico del Paese, le banche spagnole premono per più emissione di debito garantita dallo Stato, quindi per un aumento della voce “altro debito” nel computo generale. I mercati lo sanno e picchiano sugli spread, visto senza una terza asta Ltro da parte della Bce, le banche spagnole rischiano di capottarsi su quei 400 miliardi di crediti a rischio, stante il peggioramento sia della situazione occupazionale che della crisi del mercato immobiliare.

Problema ulteriore: con quale collaterale si presenteranno a Francoforte? Obbligazioni autoemesse con garanzia statale, quindi altro debito pubblico. Evviva! Tanto più che lo scorso febbraio, il governo di Madrid ha reso noto che intende acquistare bonds dalle banche per convertirli in equity a determinate condizioni sotto il controllo del fondo di salvataggio bancario governativo Frob, il quale però ha potenziale di acquisto solo per 90 miliardi di euro e il debito che vende viene contabilizzato come spesa pubblica.

«Il problema della Spagna sta tutto nel rischio nascosto nel trasferimento potenziale del debito bancario nel bilancio dello Stato, il governo sta pattinando su una lastra di ghiaccio molto sottile», ha dichiarato Thomas Costerg, economista alla Standard Chartered Bank a Londra. Non a caso, nelle sale trading si parla già di “paella-bonds” e venerdì il rendimento del decennale iberico ha toccato il 5,20%, in totale decoupling dal Btp italiano. Tanto più che, al netto della deroga ottenuta dal governo spagnolo rispetto agli obblighi di riduzione del deficit (dall’8,5% del 2011, doveva passare quest’anno al 4,4%, ma ha ottenuto uno sconto al 5,8%), sono i calcoli sui fondamentali fatti dall’Ue a essere sballati. Per arrivare all’obiettivo del 4,4%, le previsioni si basavano su un tasso di crescita del 2% per quest’anno, peccato che già a febbraio l’Ue ha tagliato le stime spagnole parlando di un -1% di contrazione, dato smentito dal Fmi che stima un calo dell’1,7% e che il governo di Madrid ha recentemente confermato.

Per Moody’s, per arrivare all’obiettivo di budget, la Spagna deve tagliare spesa per altri 25 miliardi di euro: Fitch, dal canto suo, ha già definito questa stima irrealistica. In molti pensano che questa pratica alla greca di magheggi contabili sui conti pubblici sia legata alla prossima elezione regionale in Andalusia, prevista per il 25 marzo: Rajoy vuole fortemente che il suo Partito popolare vinca per la prima volta in 30 anni, portando a 12 su 17 le regioni autonome a guida conservatrice. L’Ue capirà e ci passerà sopra? Molto probabile. E i mercati? Molto meno. L’8 febbraio il cds spagnolo crollava a 340 punti base, ieri ha toccato quota 400: se Lisbona gioca la carta della disperazione, Madrid scherza col fuoco.

 

P.S. «Siamo delusi dalle banche. Da parte loro non c’è malafede, ma c’è mancanza di buona volontà» (vedasi a questo proposito un mio vecchio articolo). Parole del Commissario europeo per il Mercato interno, Michel Barnier, in conferenza stampa ieri a Bruxelles. Parlando del credito ombra e delle attività finanziarie non ancora regolamentate, Barnier ha riconosciuto: «Ho sperato in una partecipazione più forte delle banche, ma abbiamo a che fare con enti che hanno cattive abitudini, soprattutto sul fronte della trasparenza. Quindi, dobbiamo obbligarle a cambiare». Nessun’altro commento.



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