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IL CASO/ Quella "malattia" italiana che danneggia consumatori e imprese

L'Italia negli ultimi 20 anni ha conosciuto un'apertura dei mercati alla concorrenza, che resta però timida e mal gestita. Cosa che porta svantaggi, come spiega MASSIMILIANO PADULA

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Sarà una riflessione sulle analisi e sulle prospettive dello stato della concorrenza in Italia, il convegno ospitato, il prossimo 22 marzo, nella suggestiva cornice della Sala dei Certosini presso la Chiesa di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri alle Terme di Diocleziano a Roma. Organizzata dal Centro Studi Tocqueville-Acton e dall’Osservatorio Permanente sull’Applicazione delle Regole di Concorrenza, l’iniziativa intende tracciare un’analisi sulla situazione concorrenziale italiana e indagare le cause culturali, storiche, economiche e sistemiche che hanno concorso a un processo involutivo della stessa che richiede, quindi, interventi immediati e urgenti.

Negli ultimi 20 anni, infatti, l’Italia ha conosciuto un’apertura dei mercati a seguito di un processo di privatizzazioni iniziato agli albori degli anni '90 e sostanzialmente mal gestito. Per questo il Paese può essere considerato “convalescente” dal punto di vista della concorrenza, privo di una strategia industriale chiara e univoca e di medio-lungo termine. Sul piano antropologico ed economico, inoltre, l’impatto è stato inevitabile.

Le cosiddette tre dimensioni dell’uomo economico (produttore, compratore, investitore) sono entrate in conflitto poiché il lavoratore italiano lavora in un’impresa di cui non compra i prodotti perché non li trova competitivi, e nella quale non investe perché essa non offre sufficiente rendimento. Se poi la stessa persona compra prodotti di un’impresa concorrente a quella per cui lavora, investendovi magari anche il proprio capitale, la sua azienda è destinata presto a fallire e lui a restare senza lavoro e, di conseguenza, a perdere anche le dimensioni di consumatore e di investitore.

Il Convegno proverà proprio a diagnosticare le patologie del Bel Paese (dal punto di vista della concorrenza) che nel corso dei decenni non hanno garantito un mercato realmente e totalmente aperto, davvero concorrenziale, una vera e propria “workable competition”.


COMMENTI
20/03/2012 - due paesi europei (francesco taddei)

vorrei che il Dott. Sapelli quando parla di liberalizzare il settore dell'energia (secondo me strategico per un paese) portasse il riferimento della francia in materia.