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Economia e Finanza

FINANZA/ Quei "flop" di Prodi e Berlusconi che spaventano Monti

Si colgono i primi segnali di una ripresa economica internazionale, cui l’Italia farebbe bene ad agganciarsi per cercare di crescere. GIUSEPPE PENNISI si chiede se riuscirà a farcela

Silvio Berlusconi e Romano Prodi (Infophoto)Silvio Berlusconi e Romano Prodi (Infophoto)

Il settimanale britannico The Economist dedica la copertina e l’articolo di fondo a un tema, per molti aspetti, inatteso: i primi segni di ripresa mondiale. In effetti, tali segni cominciano a percepirsi: a) negli Stati Uniti è in corso un aumento e dell’occupazione e dei consumi; b) nella zona dell’euro spira aria di soddisfazione, ove non di bonaccia, in quanto si è sostituita con un’insolvenza coordinata un’insolvenza disordinata che avrebbe potuto contagiare il resto del continente; c) i mercati borsistici internazionali sembrano respirare profumo di recupero (l’indice mondiale di Morgan Stanley è aumentato del 9% dall’inizio dell’anno e del 20% dal punto di svolta inferiore toccato lo scorso ottobre; d) il rallentamento della caotica crescita cinese, e il disavanzo dei conti con l’estero della Repubblica Popolare, possono essere letti come l’inizio del riequilibrio dell’economia internazionale (senza che ci fosse un accordo politico come il Plaza Agreement del 1985); e) gli aumenti degli indici dei corsi delle materie prime (dalle derrate, ai metalli ferrosi, al petrolio) suggeriscono che sul mercato dei futures (le materie prime vengono vendute e comprate a termine o tramite opzioni più o meno complesse) si scommette su incrementi della produzione, dei redditi, dei consumi e degli investimenti per il 2013.

A un’analisi attenta delle statistiche (non solo quelle riprodotte nelle ultime pagine di The Economist ma anche le stime dei 20 maggiori istituti econometrici internazionali, tutti privati) si percepisce che i segni di recovery sono meno robusti di quanto possono sembrare a una lettura frettolosa: a) negli Stati Uniti si è soliti allentare i freni monetari e di bilancio in un anno elettorale; b) il nodo della Grecia non è del tutto risolto e si avvertono tensioni sui mercati di Portogallo e Spagna; c) Borse e materie prime tendono a essere eccessivamente reattive sia in rialzo, sia in ribasso; e) in Asia incombe la minaccia del debito totale (pubblico e privato) dell’India (che potrebbe scatenare una crisi analoga a quella della fine degli anni Novanta).

Non vogliamo, però, essere le Cassandra di turno (pur se la figlia di Priamo non aveva tutti i torti). E i segni di ripresa vanno valutati pensando positivamente: con le politiche appropriate - ci si augura - si rafforzeranno, tirando l’economia internazionale fuori dalla palude.