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RAI/ Basterà un Bondi a evitare una nuova Alitalia?

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Ma c'è anche un'altra soluzione, tipica della vecchia tradizione degli “azzeccagarbugli” italici: la “prorogatio”. Il ricorso al latino, non è dovuto all' amore per i classici, ma a un escamotage di confusione lessicale, adattissimo in casi come questi. In pratica si andrebbe avanti per qualche mese, magari anche per più di un anno, con l'attuale presidenza e l'attuale consiglio di amministrazione, in attesa o di un grande accordo, un “accordone” tra i partiti, oppure, più probabilmente, aspettando l'evoluzione della situazione politica e il nuovo inevitabile risultato elettorale. Se dovessimo scommettere un euro, punteremmo su quest'ultima soluzione, il “grande rinvio”, carissimo agli italiani, sia del Palazzo che della società civile.
Ma in tutto questo c'è da considerare la situazione oggettiva della Rai che, secondo alcuni analisti (ma anche di quelli che ci lavorano da anni all'interno) appare più che problematica. Nonostante il pareggio di bilancio, la Rai è in calo di ascolti, in calo di pubblicità (c'è la crisi), in calo sulla riscossione del canone (c'è sempre la crisi), in declino da un punto vista di innovazione tecnologica. Tv Sat (piattaforma satellitare) non sa più nessuno dove sia finita; il digitale al Tg2 è ancora da fare o concludere. Sono solo due esempi di “smarrimento”. A ben vedere, dicono sempre gli analisti più attenti, non sono tante le attuali, possibili e magari corrette acrobazie di bilancio a preoccupare, ma il futuro, le previsioni per la Rai del futuro. In condizioni come queste, la Rai rischia nel giro di pochi anni di diventare una sorta di vecchia Alitalia sul conto del Tesoro. Il rischio peggiore, in simile condizioni, è la situazione di “stallo” che si sta vivendo.
La Rai non deve oggi fare solo i conti con la concorrente generalista Mediaset, ma con la nuova “offerta” di Sky, che copre informazione generale, quella finanziaria e sportiva in particolare, ma anche altre scelte che soddisfano sempre di più un pubblico disaffezionato alla televisione generalista. Circola anche un'altra voce, strana in verità. C'è chi si oppone con comunicati settimanali a qualsiasi forma di privatizzazione, parziale o totale della Rai. Il problema è che sinora qualche rara voce coraggiosa l'ha ipotizzata, ma il Palazzo e i suoi supporters, sia di destra che di sinistra, in questo caso, non ne vogliono nemmeno sentir parlare.



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