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GEOFINANZA/ E ora la Grecia dichiara “guerra” a Italia e Spagna...

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Questo è solo l’ultimo tassello del piano di smantellamento del patrimonio pubblico portoghese, visto che l’8 febbraio scorso il governo annunciò la vendita di una quota del 40% di Ren, la rete elettrica nazionale, a una società cinese e a un’altra dell’Oman: la China State Grid pagherà 387 milioni di euro per il 25% di Ren, mentre la Omani Oil verserà 205 milioni di euro per un altro 15%. Lo Stato detiene ancora l’11% di Ren e prevede di vendere tali azioni a investitori istituzionali e piccoli in un secondo momento, a seconda delle condizioni di mercato. Già lo scorso dicembre, poi, il Portogallo ha venduto una quota del 21,35% della utility Energias de Portugal al gruppo China Three Gorges nell’ambito del programma di dismissioni imposto dalla troika per gli aiuti e il governo prevede inoltre di vendere, quest’anno, tutta o in parte la società energetica Galp Energia, la compagnia aerea di bandiera Tap Air Portugal, la società di gestione aeroportuale Ana e quella di merci su rotaia Carga CP Company.

Basterà? Al netto dell’impoverimento dell’economia lusitana e del futuro di colonizzazione economica del Paese, non solo queste operazioni sono meramente di cassa e non creano nemmeno un posto di lavoro, ma rischiano di tramutarsi soltanto in un regalo a imprenditori e fondi esteri, alla luce delle reali cifre che giungono da Lisbona. Se infatti la Commissione europea stima la ratio debito/Pil del Paese al 111%, i dati reali parlano un’altra lingua. A fronte di un Pil totale di 208 miliardi di euro, il debito di breve periodo è di 99 miliardi di euro, quello di lungo periodo di 96 miliardi, cui però occorre sommare i 111 miliardi di prestiti della troika - da ripagare con gli interessi -, le garanzie governative sui prestiti bancari pari a 24 miliardi di euro e la voce “altro debito” con garanzia statale pari a 16 miliardi di euro. A conti fatti, quindi, la ratio debito/Pil reale è già oggi al 140%, destinata a crescere in caso di ristrutturazione del debito, poiché sul mercato esistono posizioni cds nette sul debito lusitano pari a 5,2 miliardi di dollari e un ammontare netto di 67,30 miliardi di dollari, il doppio della Grecia.

Insomma, privatizzare - quasi certamente - non servirà quindi a nulla, se non ad aggravare la situazione occupazionale e a ripagare gli interessi dovuti a troika e investitori privati: le banche portoghesi sono infatti zombie attaccate al polmone d’acciaio della Bce, la quale presta sì denaro ma a fronte di collaterale. Non avendo più collaterale, le banche lusitane autoemettono obbligazioni che si fanno garantire dal governo per ottenere denaro e restare in vita: così facendo, la Bce si intasa di carta igienica e, soprattutto, Lisbona crea ulteriore debito pubblico, l’esatto contrario di quanto dovrebbe fare.

La domanda è: la Bce non è al corrente di questa dinamica diabolica? Se no, c’è da preoccuparsi seriamente. Se sì, è pure peggio visto che fa parte della troika che impone tagli e, nel contempo, partecipa attivamente alla creazione di ulteriore debito pubblico, permettendo a Lisbona di garantire la carta da parati emessa dalle sue banche insolventi. Questo è un circolo vizioso che ha giù ucciso la Grecia, possibile che non lo si capisca?