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Economia e Finanza

RIFORMA LAVORO/ 1. Forte: l'autogol della Fornero affonda l'Italia

Elsa Fornero (Infophoto)Elsa Fornero (Infophoto)

In questo caso si è fatto un passo indietro. Ma qui salta fuori l’impostazione di fondo, l’ideologia di Elsa Fornero e di Pietro Ichino, che sono sempre legati a un contratto nazionale di diritto pubblico. In questo caso, anche se Mario Monti dice di essere legato all’economia sociale di mercato, non ne viene rispettata la premessa: in una società privata, le persone vengono prima dello Stato e delle istituzioni. Per fare un contratto aziendale di part time, un contratto a termine, perché devo ricorrere al diritto pubblico o a quello corporativo, a un contratto erga omnes? Si può fare un contratto aziendale secondo il diritto del codice civile.

 

Tutto questo avrà un peso sul mercato del lavoro?

 

Ho la sensazione che tutto questa impostazione sui contratti di lavoro, nel momento in cui cade la concertazione, alla fine non reggerà. Anche l’aumento del contributo del datore di lavoro nel contratto a termine e nelle altre forme contrattuali alla fine non penso che reggerà. Adesso, dopo la caduta della concertazione, il prossimo passo è quello del contratto aziendale. E lì c’è già l’articolo 8 dell’accordo di settembre che traccia una strada.

 

Ma restando a questo primo passaggio del governo, si può dire che il mercato del lavoro sia più libero e quindi possa attirare investimenti esteri?

 

Possiamo dire che questa sia una condizione permissiva, ma non sufficiente. È vero che la riformulazione dell’articolo 18 è stata fatta per attirare gli investimenti esteri. Ma ci sono ancora tanti di quei vincoli da eliminare! Si sta varando una riforma di un sistema fiscale nel quale le imprese dovranno ancora pagare l’Irap, tassa sconosciuta all’estero. Poi ci sono vincoli di ogni tipo e alla fine la lunghezza dei processi civili, con una magistratura arbitraria. Guardando questo Paese, soprattutto dall’estero, c’è la sensazione che non ci sia la certezza del diritto.

 

Da tutta questa lunga vicenda il cosiddetto “governo dei tecnici” come ne esce?

 

Alla fine si è autodetronizzato. Non va avanti più per decreto legge, ma deve fare un disegno di legge, magari con delega, ricorrendo al Parlamento e quindi riconoscendone la funzione. A questo punto sta ai partiti, ai cittadini sollecitare le necessità, suggerire i cambiamenti opportuni.

 

(Gianluigi Da Rold)

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