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Economia e Finanza

SPILLO/ Quell’“effetto articolo 18” sullo spread

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Tutti, a questo punto, immagineranno che a rispondere sia stato il ministro dell’Economia, cioè lo stesso premier Mario Monti (a lungo ben remunerato advisor di Goldman Sachs per l’Italia): fra l’altro il figlio di Monti, Giovanni, lavora proprio alla Morgan Stanley. Oppure il viceministro Vittorio Grilli, che negli ultimi sette anni è stato direttore generale del Tesoro, secondo successore di quel Mario Draghi che era il primo dei “tecnici” del Tesoro all’epoca dell’apertura del derivato-killer. Suo successore fu in ogni caso Domenico Siniscalco (poi anche ministro del Tesoro) che oggi è “vicepresident” di Morgan Stanley per l’Italia. Beh, a rispondere in Parlamento è venuto invece il sottosegretario del Miur, Marco Rossi Doria: un vero “tecnico” del ramo. Il quale ha dato sì una notizia, ma poco rassicurante: il nozionale dei derivati a copertura del debito pubblico italiano è pari a 160 miliardi, il 10% dell’intero valore dei titolo in circolazione. Ma non ha confermato, Rossi Doria, qual è il rischio implicito corrente, che Bloomberg ha stimato in altri 22 miliardi.

Il sottosegretario all’Istruzione si è invece dilungato a spiegare il perché sarebbe “incongruo” per la contabilità pubblica italiana riportare puntualmente - cioè trasparentemente - il valore “mark-to-market” dei derivati (includendo cioè le variazioni positive o negative create nello strumento “swap” dall’andamento dei tassi). Peccato che sia quello che viene imposto da molti anni a ogni istituzione finanziaria dall’utilizzo dei principi contabili internazionali Ias: quelli stessi, tra l’altro, che hanno obbligato le banche italiane (mal difese dal loro Governo) a svalutare i titoli di stato italiani in portafoglio durante la fase più speculativa della crisi, sopportando bocciature patrimoniali assolutamente “incongrue” da parte dell’authority europea Eba.

Umberto Cherubini, un matematico finanziario dell’Università “Cesare Alfieri” di Firenze, ha riepilogato così su linkiesta le risposte che “il Ministero dell’Economia dovrebbe rilasciare ai contribuenti italiani”: Il contratto, stipulato nel 1994, con il termsheet allegato, aveva il fine di: i) coprire il rischio di tasso; ii) coprire il tasso di cambio; iii) allungare le scadenze dei pagamenti di interesse; iv) vendere assicurazione a Morgan Stanley per fare cassa. Il valore del contratto all’origine era di XX miliardi di dollari. Nel caso il contratto fosse di copertura, l’errore di copertura alla fine è stato di Y miliardi a favore (sfavore) del Tesoro. Il contratto stipulato nel 1994 includeva: i) una clausola di estinzione a favore di entrambi i contraenti; ii) una clausola di estinzione a favore della banca. Inoltre, la clausola di estinzione era: i) europea, su quale data; ii) bermuda, su quali date. Infine, il valore di questa clausola ha portato YY miliardi a favore dei contribuenti italiani.


COMMENTI
22/03/2012 - Manca un piccolo dettaglio (Giuseppe Crippa)

Articolo davvero interessante... manca solo un particolare: quale governo nel 1994 ha acceso quel finanziamento derivato? Il governo Ciampi, in carica fino al 10 maggio 1994 o il primo governo Berlusconi, in carica dal 10 maggio 1994 al 17 gennaio 1995?