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SPILLO/ Quell’“effetto articolo 18” sullo spread

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Nell’attesa, Cherubini si mostra paziente e serafico: “Il Tesoro ci dica che allora ha fatto del suo meglio, e ci dica chi ha preso quella decisione. Noi saremo comprensivi, e al massimo gli diremo: “Tesoro, non lo fare più””. A un patto, aggiungiamo noi: che il nuovo direttore generale del Tesoro non sia, per cooptazione tecnocratica quel Francesco Giavazzi, che si sta insistentemente autocandidando dalle colonne de Il Corriere della Sera. Che resti a lucrare un “congruo” gettone nel consiglio di Autogrill; “congrua” azienda monopolista adatta a un “congruo” libero-mercatista all’amatriciana. Di quelli cui una qualsiasi Morgan Stanley venderebbe facilmente un “congruo” derivato, com’è capitato a centinaia di sindaci, assessori, presidenti di regione: la “casta” che i Giavazzi fustigano per mestiere ogni giorno.

Ma ogni tanto per quelli - e per le banche che hanno avvelenato i bilanci degli enti locali - si muove qualche Procura. Invece per il Tesoro, tra dieci o vent’anni, il presidente di turno della Corte dei conti, dirà davanti a una platea insonnolita, che sì, quella volta (ad esempio, della svendita di Telecom), forse i tecnici del Tesoro potevano fare un po’ meglio.



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COMMENTI
22/03/2012 - Manca un piccolo dettaglio (Giuseppe Crippa)

Articolo davvero interessante... manca solo un particolare: quale governo nel 1994 ha acceso quel finanziamento derivato? Il governo Ciampi, in carica fino al 10 maggio 1994 o il primo governo Berlusconi, in carica dal 10 maggio 1994 al 17 gennaio 1995?