BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

FINANZA/ Da Cina e Usa un "avvertimento" per l’Italia

InfophotoInfophoto

Insomma, dopo una breve primavera, l’Europa scopre che la guerra contro la recessione è tutt’altro che vinta. Anche perché ci sono almeno tre ostacoli esterni che possono rendere tutto più difficile.

1) Il rallentamento della Cina. Ogni giorno arrivano segnali di frenata della seconda economia del pianeta, mescolati all’eco della battaglia politica in corso per il rinnovamento dei vertici del Partito e dello Stato. Il premier Wen Jiabao ha sottolineato che quest’anno l’economia crescerà “solo” del 7,5% in omaggio alla scelta di frenare uno sviluppo disordinato e alla lunga insostenibile. In realtà, il Drago sta facendo i conti con una bolla immobiliare di proporzioni bibliche che minaccia di devastare i conti delle grandi banche pubbliche da cui dipende buona parte dell’economia, fino alle commesse per le Pmi. La congiuntura economica viene amplificata dal confronto politico in atto che coinvolge nuovi e vecchi ricchi alle prese con il malcontento di una popolazione che ha pagato un prezzo altissimo allo sviluppo impetuoso di questi anni. Le purghe nei confronti di Bo Xilao, ex sindaco di Chonquing, sono la punta dell’iceberg di un confronto durissimo.

2) Le tensioni sul fronte dei prezzi dell’energia. Nonostante le dichiarazioni “forti” di Al Naimi, ministro saudita del petrolio (Riyad è pronta ad aumentare la produzioine fino a 2,5 milioni di barili al giorno se necessario), le quotazioni del petrolio si mantengono su valori alti che potrebbero esplodere al rialzo in caso di crisi militare tra Israele e Iran. Nell’attesa, gli sforzi americani per calmierare i prezzi (vedi il calo degli stock negli Usa) non hanno avuto grande successo: la benzina così si mantiene su livelli alti, oltre i 4 dollari al gallone. Forse l’incognita maggiore per una rielezione di Barack Obama.

3) La partita delle elezioni Usa si avvia alla fase cruciale. I segnali di ripresa, oltre Oceano, si avvertono forti e chiari. Ma la tendenza è tutt’altro che consolidata. Si profila così una stagione insidiosa: a giugno, in particolare, la Fed si troverà a un bivio: confermare la politica di tassi quasi zero, incurante del rischio inflazione. Oppure, come chiedono i “falchi” è arrivata l’ora di riportare il costo del denaro su livelli normali? Nel primo caso, salvo sorprese clamorose, Barack Obama arriverà al voto di novembre con ampie possibilità di vittoria, grazie alla ripresa dell’occupazione. Altrimenti, è tutt’altro che da escludere una correzione al ribasso delle Borse accompagnata da un brusco rialzo dei rendimenti dei Bond.

Le incognite internazionali, insomma, non mancano. E minacciano di colpire nel cuore la possibile ripresa dell’Europa che, compressa com’è dalla politica del rigore, affida all’export le carte principali di ripresa. Difficile, però, che l’economia tedesca possa crescere se la Cina frenerà gli acquisti di Mercedes o Bmw. Per non parlare dell’impatto ancor più pesante del caro greggio sulle economie votate all’industria manifatturiera quale resta l’Italia. Una tempesta sui mercati, infine, scatenerebbe nuovi terremoti sul fronte dei debiti sovrani dell’area euro, destinati comunque ad affrontare, dopo i conflitti italiani sulla riforma del lavoro, turbolenze assai più gravi nel caso che dalle urne del del voto francese esca la volontà di ridiscutere l’accordo Ue.