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Economia e Finanza

FINANZA/ Da Cina e Usa un "avvertimento" per l’Italia

In questi giorni sui mercati si registrano delle turbolenze che sembrano spegnere gli entusiasmi su una possibile ripresa economica mondiale. L’analisi di UGO BERTONE

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La ripresa, appena annunciata, è già finita? Oppure le turbolenze di questi giorni sono solo un acquazzone destinato a rientrare? Lo yo-yo delle previsioni economiche, più capriccioso e volatile del meteo, dopo uno squarcio di sereno torna a segnalare rischio di pioggia, se non di tempesta. E le Borse, dopo aver macinato tanta strada (a vantaggio dei non molti che non si sono fatte cogliere dal panico), sembrano entrate in una nuova fase di stallo, anticipando una possibile congiuntura negativa.

Al di là degli aspetti finanziari, l’economia non vede l’uscita in fondo al tunnel. E qualcuno dispera che le cose siano destinate a migliorare. L’euforia per l’accordo greco, dunque, è già svanita. E qualcuno, anzi, fa notare che il default pilotato, che è costato un paio di miliardi alla grande finanza internazionale, presto si rivelerà un boomerang. A onor del vero, però, non mancano gli ottimisti. Anzi, mai come in questo momento gli eserciti degli economisti si sono confrontati con tanta asprezza.

Basti, tanto per dare un’idea, il paradosso di Goldman Sachs. La casa d’affari, sempre prestigiosa nonostante le nubi di questi giorni, ospita sia David Kostin, strategist del mercato americano, che prevede un ripiegamento dei listini sull’onda del caro greggio e della debolezza di fondo dell’economia, sia Jim O’ Neill, uno dei banchieri d’affari più noti, che prevede un robusto rally legato alla ripresa della corsa degli Emergenti: entro il 2014, spiega, i Bric (Cina, Brasile, India e Russia) avranno un Pil superiore al G7, escluso il Giappone. Entro il 2020, aggiunge, queste quattro economie più Corea del Sud, Messico, Turchia e Indonesia varranno il doppio di Ue e Usa messi assieme. Con un motore di queste dimensioni, è il suo ragionamento chi se ne frega dei problemi del Portogallo o della Grecia. “Ma lo sapete che ogni 11 settimane e mezzo l’economia cinese cresece tanto quanto l’intera Grecia?”. Certo, l’Europa conta ancora qualcosa. “Ma finché l’Italia fa le cose giuste - aggiunge - non darà alcun problema”.

Sarà, ma uno degli analisti più stimati, William Buiter di Citigroup, ha appena inferto un pugno nello stomaco degli eurottimisti. La soluzione greca, ha detto, non può reggere più di qualche mese. Atene dovrà ristrutturare di nuovo e stavolta sarà davvero dura, perché nessuno si fida più dei titoli greci. O di quelli di Irlanda e Portogallo, che sono vicini al capolinea. Dove, se non cambia rotta, verranno presto raggiunte dalla Spagna, “che sta facendo le cose nel modo peggiore”.