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FINANZA/ Da Cina e Usa un "avvertimento" per l’Italia

Pubblicazione:venerdì 23 marzo 2012

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In sintesi, è presto per abbassare la guardia: guai, per venire a cose italiane, se l’Italia non completerà il risanamento del deficit di modo da sterlizzare gli effetti sul debito di eventuali turbolenze sui tassi. Guai se il Paese non riuscirà a ricreare, con la riforma del lavoro, condizioni di investimento che consentano di far ripartire in qualche modo l’economia. Ma inutile illudersi: il passaggio resta stretto. Un conto, però, è saper tener nel debito conto i pericoli, altro è fasciarsi la testa in anticipo. L’Europa, a partire dall’Italia, non può permettersi il lusso di interrompere un necessario processo di trasformazione del mercato interno che accompagni la revisione del welfare alla luce della sostenibilità. E chi saprà muoversi prima e meglio su questi terreni conquisterà un vantaggio competitivo prezioso per costruire il proprio futuro.

Purtroppo la riforma del lavoro parte, come ha sottolineato Michele Salvati, nel momento peggiore, vuoi per le difficoltà della congiuntura (che rende tangibile il rischio di licenziamenti per motivi economici), vuoi per la povertà delle risorse pubbliche (che rende problematico il finanziamento degli ammortizzatori sociali). Ma, si sa, le cose migliori gli italiani le sanno fare nel momento dell’emergenza. In fin dei conti, l’animale che ci assomiglia di più è il calabrone che, testi di fisica alla mano, pesante com’è non potrebbe volare.



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