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GEOFINANZA/ I tre dati che riaccendono l’allarme in Europa

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Stando però ai dati ufficiali diffusi ieri, la scorsa settimana la Bce non ha fatto alcun acquisto di titoli di Stato nell’ambito del Securities market program. Quindi, verrebbe da concludere che sono state le banche con i loro acquisti a risollevare lo spread (salvo interventi dello Spirito Santo sul mercato secondario): voi ci credete? Io nemmeno se me lo dice Mario Draghi in persona sotto giuramento: esiste il back-door financing, un trucchetto della Bce per spingere le banche a comprare, salvo poi riacquistare sul mercato secondario senza dare nell’occhio. Una cosa è certa, invece e l’ha certificata proprio l’Abi nel suo outlook mensile che segnalava un brusco rallentamento per i prestiti delle banche italiane a famiglie e imprese. A febbraio il totale dei prestiti ammonta a 1.508 miliardi di euro, in crescita tendenziale dell’1%, contro il +1,9% registrato nel mese precedente. A fine gennaio la dinamica sui dodici mesi dei finanziamenti destinati alle imprese non finanziarie è risultata pari a +1%, rispetto al +3,1% del mese precedente e il +4,5% di un anno prima, mentre per le famiglie ha mostrato un +3,2%, rispetto al +4,3% del mese precedente e il +8,4% di fine gennaio 2011. Insomma, se non abbiamo la certezza che i soldi dell’asta Ltro ieri siano andati a finanziare il nostro debito pubblico, sappiamo con certezza che non sono andati all’economia e al risparmio reale e che, comunque, il ribasso del nostro spread venerdì pomeriggio è stato certamente artificiale, visto che in contemporanea il cds sul nostro debito a 5 anni saliva di 21 punti base a quota 382.

Altra certezza è quella riguardante il destino di Spagna e Italia fornita al Financial Times da Edward Hugh, economista con base a Barcellona: «Madrid è sotto salvataggio de facto già oggi, in primo luogo attraverso l’acquisto di bonds sovrani parte della Bce compiuti la scorsa estate e in secondo attraverso le aste Ltro che hanno fornito alle banche spagnole i soldi per continuare a comprare debito iberico. Il problema di questa dipendenza è che, oltre a distorcere i fondamentali, porta con sé una dipendenza totale da Francoforte e Bruxelles: temo quindi a breve un commissariamento in stile greco per Roma e Madrid». Dello stesso avviso anche Luis Garicano, professore alla London School of Economics, secondo cui «l’asta Ltro ha garantito alla Spagna ossigeno per tre anni, ha evitato una catastrofe che era imminente come risultato dello strangolamento del sistema finanziario». E sempre al Financial Times, un negoziatore europeo di primo livello ha ammesso che «Draghi ha salvato la Spagna, ha salvato il sistema finanziario».

Per quanto, però? Davvero per i tre anni dei finanziamenti all’1% della Bce o meno? Difficile essere ottimisti quando, nel giorno in cui proprio Draghi dalle colonne della Bild avvertiva i greci che il tempo del benessere è finito e che questo coinciderà «con la riduzione dei salari in tutti i settori», il nuovo bond greco nato dallo swap (Ggb2) crollava di prezzo dai 29,5 di mercoledì ai 25 di ieri, un calo del 14% e addirittura del 17% dai massimi di apertura delle contrattazioni due settimane fa, con un rendimento già oltre il 20% un’altra volta. Insomma, swap e secondo salvataggio hanno già esaurito il loro effetto placebo.

Tornando alla Spagna, per Willem Buiter, capo economista di Citigroup, «Madrid rappresenta oggi come oggi un rischio mai visto prima, il fatto che sarà forzata a una ristrutturazione del debito è un’eventualità sempre più probabile»: se così sarà, il sistema bancario che negli anni scorsi ha finanziato allegramente il boom targato Zapatero sarà scosso dalle fondamenta e lo stesso euro subirà scossoni molto pericolosi. Anche perché, come già detto, se gli spread restano calmierati - comunque sopra il 5% per i decennali - è solo grazie ai soldi della Bce, i quali oltre a non essere infiniti necessitano, per essere presi a prestito, di un collaterale: e questo sì è ormai esaurito per molte banche europee.


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