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GEOFINANZA/ I tre dati che riaccendono l’allarme in Europa

Sui mercati finanziari sembra essere tornata una certa tranquillità. Tuttavia, spiega MAURO BOTTARELLI, la situazione della Spagna pone più di un problema per il futuro dell’Europa

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Alè, si brinda sui mercati! Al netto dell’ennesimo dato patacca giunto dalla Germania, l’aumento frazionale dell’indice Ifo che misura la fiducia delle imprese, ieri due notizie hanno mosso in positivo le Borse e innescato euforia: peccato che entrambe siano la spia della disperazione, ovvero il raggiungimento ormai imminente del punto di non ritorno. Primo, la Germania è pronta a dare l’ok questa settimana al temporaneo rafforzamento del “firewall” finanziario per evitare che la crisi della periferia dell’euro contagi gli altri partner. Ne è certo il Financial Times che citava fonti di Berlino, secondo cui la cancelliera, Angela Merkel, non può più resistere alle pressioni internazionali e accetterà di far marciare in parallelo il Fondo salva-Stati temporaneo Efsf da 440 miliardi e quello permanente Esm da 500 miliardi che scatterà a metà anno (sarà ancora in piedi la Spagna per quella data? Mah!).

Secondo, il presidente della Fed, Ben Bernanke, sostiene che negli Usa serve più crescita per ridurre la disoccupazione: «Ulteriori significativi miglioramenti della disoccupazione - ha detto Bernanke alla National Association for Business Economics - ci saranno solo se avremo un’accelerazione della crescita economica, pari a quella registrata l’anno scorso». In parole povere, ha fatto intravedere ai mercati l’ipotesi di un terzo ciclo di Qe entro l’estate, caramellina golosa che ha fatto impazzire gli investitori, ligi alla regola del “buy the rumors, sell the news” e fatto schizzare l’euro a 1,33 sul dollaro per la prima volta dall’inizio del mese di marzo. Anche gli spread, ovviamente, sono scesi, dopo tre giorni di continuo e preoccupante aumento vissuti sul finire della scorsa settimana.

Già, ricordate cari lettori quanto accaduto venerdì scorso, 23 marzo, perché quel giorno potrebbe essere stato la fine della crisi o l’inizio del baratro: dipende dalle mosse del prossimo mese. Già, quello andato in onda quattro giorni fa è parso un film, il cui titolo potrebbe essere “La grande paura, poi il sollievo”. Ma quanto accaduto, in realtà, ci dice ben altro, ovvero ci ha inviato un segnale chiaro: la Spagna è in vita solo grazie alla Bce e anche l’Italia, al netto delle riforme, se lasciata libera sul mercato senza paracaduti, cade.

La correlazione pressoché matematica tra andamento obbligazionario e borsistico non lascia dubbi. In mattinata, Piazza Affari apriva positiva trainata dai titoli bancari e lo spread tra Btp e Bund volava al massimo da febbraio di 334 punti base. Nel primo pomeriggio, poi, l’inversione: il differenziale di rendimento scendeva a piombo fino ai 318 punti dell’apertura di contrattazioni, mentre Milano virava in negativo di un punto percentuale trascinata al ribasso proprio da banche e assicurazioni, ovvero gli acquirenti principali - se non unici - del nostro debito a lunga scadenza. Hanno comprato loro e il mercato le ha punite svendendo? Oppure, come si mormorava nelle sale trading, è stata la Bce a intervenire per placare la pericolosa corsa al rialzo degli spread italiano e spagnolo?