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GEOFINANZA/ I tre dati che riaccendono l’allarme in Europa

Pubblicazione:martedì 27 marzo 2012

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E il buon Draghi deve essersi reso conto che i caveau dell’Eurotower sono ormai pieni zeppi di carta da parati se il Consiglio direttivo della Bce, nella seduta del 21 marzo scorso, ha deciso che le banche centrali nazionali dell’area euro non dovranno più accettare, in garanzia della propria liquidità, bond emessi dalle banche garantiti dagli Stati che ricevono un salvataggio. La stretta - una marcia indietro rispetto alla decisione di dicembre di ampliare la gamma di attivi che le banche possono fornire a garanzia - riguarda anche le banche dei paesi che hanno un rating insufficiente in base ai requisiti minimi della Bce.

Insomma, scordatevi una terza asta Ltro. Ecco il cane che si morde la coda, l’effetto collaterale dell’aste Ltro di Draghi, le quali hanno sì salvato la Spagna, ma anche generato un circolo vizioso di dipendenza per i finanziamenti, i quali a loro volta sono usati per acquistare debito sovrano nazionale e tenere bassi gli spread: se si inceppa il meccanismo, viene giù tutto come negli ultimi tre giorni di differenziali in risalita. In Spagna, poi, alla debolezza economica cronica e al tasso di disoccupazione record, va unita un’altra criticità.

Molte banche iberiche, soprattutto le casse di risparmio non quotate, continuano a rifiutarsi di rendere note le perdite reali sull’attività di prestito che hanno caratterizzato il decennio di esuberanza immobiliare 1997-2007: quindi, lo Stato - che già si è fatto carico di parte delle loro liabilities - non sa quale sarà il conto finale che gli verrà presentato per salvare queste banche-zombie. Un ulteriore aggravio sul debito pubblico che già oggi appare fuori controllo: nel suo ultimo report, infatti, McKinsey Global Institute parla di un debito totale della Spagna salito dal 337% del Pil nel 2008 al 363% di metà 2011, a fronte di un deficit pubblico calato nel 2011 solo per 8 miliardi di euro, ovvero un’asta di buon collocamento o meno dell’1% del Pil.

Infine, recenti calcoli hanno rivelato che per raggiungere il già ammorbidito target del 5,3% di deficit su Pil quest’anno, l’aumento delle tasse e i tagli alla spesa non dovranno essere pari a 32 miliardi di euro come preventivato dal governo, ma a una cifra compresa tra i 53 e i 64 miliardi di euro: una missione semplicemente impossibile se non si vuole rischiare una guerra civile o un colpo di Stato. Ma siamo davvero sicuri, poi, che la crisi dell’eurozona - fatti salvi i pochi giorni di euforia da liquidità - sia mai davvero andata via?

A mio avviso no e per ragioni macro. Primo, la ratio assets/Pil delle banche europee è da incubo (per una volta quelle italiane sono tra le migliori), con gli istituti francesi, spagnoli e belgi con percentuali prossime a due volte il Pil dei loro paesi! E questo, cari lettori, prendendo per buone le prezzature del valore degli assets che le banche ci forniscono ufficialmente. Inoltre, anche la dipendenza dalla Bce della banche europee è spaventosa, con gli istituti italiani e spagnoli che sta raggiungendo il livello aggregato del Portogallo.

Secondo, anche la ratio tra pagamenti degli interessi come percentuale del Pil è molto interessante: alta e in continua e rapida crescita. Questo è forse il miglior misuratore dello stress per un Paese e in questo caso ci dice che la maggior parte dei paesi europei vede il livello dei pagamenti di interessi sovrani crescere a dismisura rispetto ai “guadagni” produttivi della propria economia: e con la recessione destinata ad acuirsi, questo dato non può che peggiorare.

Terzo, il livello di leverage dell’eurozona, salito ai massimi da vent’anni a questa parte: il debito lordo governativo ha rapporto del 150% rispetto alle entrate dei governi e cresce sempre maggiormente. Cercare di intervenire su questo dato via Fiscal Compact, ovvero alzando le tasse e con deleverage al livello aggregato, non farà che esacerbare in maniera insopportabile la pressione della recessione in Europa.

Chissà se le aperture della Merkel e di Bernanke serviranno a placare le tensioni? Io ne dubito e mi aspetto brutte sorprese a breve.



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