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IL CASO/ La vera “riforma” che può aiutare famiglie e imprese

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Se poi Pilati ha richiamato la necessità di riformare energia e servizi pubblici a livello locale, così il Macchiati ha mosso eleganti critiche alle misure di liberalizzazione in via di approvazione, ritenute insufficienti per superare la fase di immobilismo.

L’occasione del convegno ha permesso di riesumare il tema - temporaneamente accantonato dal dibattito pubblico - della possibile revisione dell’articolo 41 della Costituzione, accusato di impostazione dirigistica e nella sostanza in contraddizione con i principi del Trattato Ue che al contrario sanciscono il principio di concorrenza in una prospettiva di economia sociale di mercato. La distonia culturale effettivamente sussiste, nulla quaestio, e specialmente il comma 3 riflette una visione programmatica e dirigistica dell’economia. Ma facciamo chiarezza: l’articolo 41 non ha ostacolato le riforme in Italia nemmeno nel passaggio cruciale dallo Stato gestore allo Stato regolatore.

Così come negli anni ‘60 in nome di detto principio è stata approvata una legge di “programmazione economica” di visione piuttosto statalista, così 30 anni dopo è stata istituita l’Autorità Antitrust con una legge (L. 287/90) che sostanzialmente riflette i principi e le norme del Trattato sul funzionamento dell’Ue. Cosa ancora più importante, il ricorso ai principi comunitari da parte dei giudici già garantisce l’enforcement diretto anche in Italia delle norme sulla libera concorrenza previste nel Trattato Ue. In un’ottica di ridimensionamento dell’articolo 41, questo va dunque meglio considerato come norma manifesto, tanto rilevante quanto flessibile, la cui modifica non deve offuscare la necessità di riforme reali per la crescita e lo sviluppo del Paese.

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