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VIAGGIO MONTI/ Le "carte" di Amato e Dini tra i promemoria del Premier

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Mario Monti (Infophoto)  Mario Monti (Infophoto)

Analogamente, nella primavera 1995, quando la lira traballava e si temeva per l’ingresso dell’Italia nell’euro, il Governo Dini riuscì a fare salpare la riforma della previdenza in cantiere sin dal 1978 (Commissione Castellino). Ancora, le riforme del mercato del lavoro, degli incentivi industriali, del bilancio dello Stato e l’inizio di quelle della scuola e università sono state varate negli “anni difficili” che hanno fatto seguito all’11 settembre 2001. Recentemente le nuove riforme della previdenza sono state con il “Salva-Italia” quando lo spread sembrava impazzito.

Per Governo e Parlamento, quindi, la crisi finanziaria ed economica dovrebbero - come affermava una vecchia pubblicità - mettere un turbo del motore delle riforme, specialmente di quelle “socialmente compatibili”. In primo luogo, tornare allo spirito iniziale del riassetto della previdenza, utilizzando eventuali risparmi per ammortizzatori sociali per i più deboli. In secondo luogo, attuare a pieno la modernizzazione della Pa per renderla più efficiente e più efficace, utilizzando il cloud computing. In terzo luogo, rivedere, una volta per tutte, contabilità speciali e fuori bilancio (spesso fonte di privilegi corporativi) e, se del caso, chiuderle. In quarto luogo, rompere le barriere tra i precari e gli altri.

È un disegno troppo ambizioso? Il documento Cnel (da due settimane nel sito web del Consiglio) suggerisce di andare verso un grande patto sociale per migliorare l’efficienza adattiva del Paese e modernizzarlo. Questo afflato di politica economica a medio e lungo termine, con un’attenta analisi dei costi e dei benefici di lungo periodo per le principali categorie sociali (principalmente le più deboli), è forse la cornice che è mancata e ha fatto sembrare le singole iniziative come azioni puntiformi, per frenare le quali si sono coalizzate le categorie che, a torto o a ragione, si sentivano prese di mira e colpite.

Ci sono anche stati errori tattici: la settimana scorsa, in particolare il 17-18 marzo, alcuni Ministri e Vice Ministri avrebbero fatto meglio a leggere “l’elogio del silenzio” prima di dichiarare a destra e a manca che l’accordo (sul mercato del lavoro) era ormai fatto. Non solo si brinda per l’acquisto di una casa solo dopo la registrazione del rogito, ma parlando troppo si suscitano irrigidimenti non certo favorevoli alle riforme.



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