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Vittadini: il welfare possibile

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Solo la sussidiarietà, intesa come la valorizzazione dell’azione di realtà senza fine di lucro messe in piedi da persone unite da un comune vincolo ideale, può permettere oggi di continuare a godere di una qualità della vita che né il pubblico né il privato a fini di lucro possono assicurare da soli. La natura non profit e la connotazione ideale di questi enti (non solo di volontariato ma, come nella tradizione anglosassone, anche di grandi dimensioni, con patrimonio e reddito), fa sì che essi eroghino servizi in modo efficace reinvestendo gli eventuali utili nell’attività stessa, senza l’obbligo di dividerli tra gli azionisti. In molti casi l’attività di fund raising permette loro di finanziarsi.
Certamente servirebbe loro e per il bene di tutti una legislazione realista e lungimirante: nell’ottica già perseguita con il “5 per mille” o il “più dai meno versi” si dovrebbero detassare le donazioni a queste realtà e moltiplicare il meccanismo della dote e dei voucher, fondi erogati dagli enti locali direttamente ai cittadini che li usano per pagarsi i servizi che scelgono.
Ciò che lo Stato può perdere in termini di tasse, lo guadagnerà in termini di giustizia sociale e minor entità della spesa pubblica grazie all’azione di realtà di base che, intervenendo in modo sussidiario, possono continuare a garantire quel welfare universalistico e sociale che, tasse o non tasse, lo Stato garantirà sempre meno. Chi abbia davvero a cuore il benessere di tutti non può mettere, a mo’ di struzzo, la testa sotto la sabbia.

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