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BANCHE & CALCIO/ Real e Barcellona rischiano di far fallire la Spagna

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Real Madrid - Barcellona (Infophoto)  Real Madrid - Barcellona (Infophoto)

Cristiano Ronaldo e Kakà sono stati acquistati nell’estate 2009 per un totale di 158 milioni di euro, grazie a un prestito proprio di Bankia e, nonostante Florentino Perez assicurò che i soldi non erano un problema grazie agli introiti super dei “blancos”, questo si è rivelato non del tutto esatto. Ben 76,5 milioni - cioè poco meno della metà del capitale totale investito per l’acquisto dei due calciatori - era stato fornito proprio da Bankia. In pegno per il prestito, l’istituto di credito aveva trattenuto parte degli introiti provenienti dai diritti tv del club madridista. Per garantire la trasparenza dell’operazione, Bankia informò l’autorità di vigilanza spagnola dei dettagli: il tasso di interesse pagato dal Real è pari all’Euribor a sei mesi più uno spread compreso tra l’1,5% e il 2,5% (condizioni che le famiglie e le imprese spagnole si sognano) e le rate di interesse sono semestrali, mentre il capitale viene restituito in tre tranche, il 3 luglio del 2012, 2013 e 2014.

Tra quattro mesi, insomma, una grande scadenza attende il Real Madrid, nel pieno di un periodo che vede la Spagna e le sue banche al centro di un’attenzione spasmodica da parte dei mercati. E lo stato di salute di Bankia è tutt’altro che confortante. Visto che fino al 21 marzo scorso, la Bce accettava come collaterale per i suoi prestiti qualsiasi genere di assets, l’istituto che tiene in ostaggio il Real, attraverso la sua controllata Banco Financiero y de Ahorros SA, ha emesso 15 miliardi di bonds con garanzia governativa spagnola e li ha utilizzati per ottenere denaro dall’Eurotower, acquistando essa stessa i bond che aveva emesso. Insomma, il gioco delle tre carte, anche se in ambito finanziario questa operazione al nome più esotico di “self-help transaction”. Ma non basta. Le banche spagnole sono esposte per circa 400 miliardi al settore immobiliare, la cui crisi continua ad acuirsi e il 2 febbraio scorso il ministro dell’Economia, Luis de Guindos, ha detto chiaro e tondo che le banche devono cominciare a scontare le perdite su quei prestiti per almeno 175 miliardi di euro, piuttosto che continuare a rifinanziarli come stanno facendo pur di mantenere “puliti” i loro bilanci. E proprio per questa pressione, gli investitori oggi chiedono un spread di rendimento di 753 punti base per detenere un bond di Bankia SA con scadenza 2017 rispetto al Bund pari durata: quando quelle obbligazioni vennero messe sul mercato nel 2007, lo spread richiesto era di 46 punti base.

Insomma, si traballa e non poco, visto che il Real è esposto verso Bankia su due fronti: diretto e indiretto, ovvero attraverso le società di costruzioni di Florentino Perez, nel pieno della crisi del settore. E c’è di più, in questo caso a livello generale. Se infatti fino a ieri in Spagna le squadre di calcio in difficoltà sono state salvate anche col denaro pubblico, d’ora in poi questo non sarà più possibile. Il perché è presto detto: il debito pubblico iberico, infatti, in un anno è salito dal 61,2% sul Pil al 68,5%, toccando la quota di 732 miliardi, cui sommare i 140,1 miliardi di euro di debito regionale. Ma anche in questo caso, si tratta di trucchi.



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