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Economia e Finanza

BANCHE & CALCIO/ Real e Barcellona rischiano di far fallire la Spagna

Real Madrid - Barcellona (Infophoto)Real Madrid - Barcellona (Infophoto)

A fare le pulci ai veri numeri di Madrid ci ha pensato infatti la Phoenix Capital Research, secondo cui ai dati ufficiali (732 miliardi di debito pubblico, 68,5% del Pil) bisogna sommare il debito del settore privato pari al 227% del Pil e un’esposizione alla leva delle banche iberiche di 19 a 1. Eurostat, nel suo report del 29 febbraio scorso, faceva poi notare che le garanzie sovrane totali della Spagna alla voce “altro debito” sono pari al 7,5% del Pil, circa 72,2 miliardi euro di debito non contabilizzato. Quindi, facendo due conti della serva: debito sovrano ammesso 732 miliardi di euro, debito regionale ammesso 183 miliardi, debito bancario garantito 103 miliardi e altro debito sovrano garantito 72 miliardi. Totale, 1.090 miliardi di euro, ovvero una ratio debito/Pil reale del 113,2%.

Ma la Spagna paga anche altro. Uno studio di Danske Bank sottolinea, infatti, come nell’ultimo trimestre del 2011 il calo del prezzi degli immobili in Spagna è stato del 4,2%, il terzo peggior risultato di sempre anno su anno, il tasso di decrescita più veloce dal settembre 2009 e pari, a livello di impatto sul settore real estate, a un calo del 10% del Pil, visto che i prezzi sono tornati al livello del marzo 2005. Peccato che, come già detto, le già traballanti banche spagnole detengano più di 400 miliardi di euro in prestiti al settore delle costruzioni e del real estate, tutti garantiti da collaterale che sta perdendo valore a velocità record: di più, il numero di prestiti non performing - ovvero a forte rischio di non essere onorati - sta salendo in maniera esponenziale, avvicinandosi alla cifra monstre di 140 miliardi di euro.

Dunque, lo Stato non solo non può più salvare il calcio spagnolo, ma nemmeno garantire più i bonds autoemessi dalle banche - che stanno salvando il calcio a colpi di prestiti e fideiussioni - per ottenere soldi dalla Bce, visto che così facendo aumenta la voce “altro debito” che ingrossa il debito pubblico totale iberico. E con le banche senza altro collaterale eligibile in casa per continuare a mungere la mammella della Bce (il debito degli istituti iberici nei confronti di Francoforte è ulteriormente aggravato del 14% nel mese di febbraio, toccando il nuovo record di 152,4 miliardi), le stesse rischiano di vedere bloccata la loro operatività e trovarsi costrette a chiedere rientri immediati ai debitori o tagliare le linee di credito. A quel punto, se si tratterà di decidere tra il destino di Messi e quello del Paese in balia dei mercati, la favola dopata del calcio spagnolo conoscerà la parola fine, esattamente come il “miracolo” di Zapatero. E non sarà un happy ending.

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