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FINANZA/ Tra l'Italia e la crescita “ballano” 400 miliardi

Pubblicazione:giovedì 29 marzo 2012

Mario Monti (Infophoto) Mario Monti (Infophoto)

In ognuno di noi c’è un piccolo nucleo di “sindrome del dottor Stranamore”. Ognuno di noi pensa che i problemi si possano risolvere a tavolino, secondo schemi di scuola avveniristica o ideologica, non misurandosi con la realtà che ci circonda. Non sfugge, a questa legge non scritta, persino l’emerito senatore a vita della nostra Repubblica, l’esimio professor Mario Monti, ex Presidente della Bocconi, chiamato al “capezzale” dell’Italia da quasi quattro mesi nel ruolo di premier di un “governo dei tecnici e dei competenti”.

In fondo, quando Stanley Kubrick ci regalò nel 1964 quello splendido film, “Il dottor Stranamore”, indicò una grande metafora della vita, dove la paura della guerra atomica si mescolava alle ossessioni che accompagnano la vita di tutti gli uomini. Peter Sellers, infatti, nel film di Kubrick, fa tre parti contemporaneamente. È il capitano di Sua Maestà britannica Lionel Mandrake, che cerca di far rinsavire, invano, un generale impazzito che rifiuta di dare “i miei fluidi vitali alle donne”. È il presidente Merkin Muffley, che cerca di uscire maldestramente da una situazione letteralmente impazzita. È infine il dottor Stranamore, che è quasi compiaciuto della bomba che scoppia e dell’“ordigno fine di mondo” che scatta, per proporre una sua soluzione per l’umanità futura, quella del dopo bomba atomica. Non c’è nessuno che ha pensato che, affidandosi ai meccanismi della tecnica, alla fine si rischia la desertificazione del pianeta.

Il professor Monti, fatte le debite proporzioni, ci ricorda Mandrake che tenta di far rinsavire il generale impazzito, poi ci fa tornare in mente Muffley che tenta di mediare tra “falchi” e “colombe” davanti al pericolo, ma a volte ci fa ripensare anche a Stranamore, quando parla di crescita e poi liberalizza taxi, farmacie e notai, bastonando allo stesso tempo gli italiani con una pressione fiscale che, nel suo insieme, non ha pari al mondo. Si dice che l’Italia non cresce da quindici anni circa e nessuno, se non pochi, spiega che il nostro Ttr, il Totale tax rate, è il più alto in assoluto del mondo. Ha impietosamente scritto il professor Luca Ricolfi: “Nell’ultimo periodo di crescita delle economie avanzate (1995-2007) l’Italia è stata l’unico Paese in cui sia la pressione fiscale complessiva, sia quella sulle imprese si sono entrambe mantenute sopra il 40%”.


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