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Economia e Finanza

FINANZA/ Gentili: l’ultima chance di Monti? Affidarsi a Tremonti e al petrolio

Mario Monti (InfoPhoto)Mario Monti (InfoPhoto)

Tutto vero. Il governo si muove sul terreno internazionale con più credibilità e con una buona certificazione mediatica internazionale. Con la caduta dello spread, i nostri titoli sono tornati a un rendimento del 4 per cento. Sembra che ci sia solo un piccolo surriscaldamento dell'inflazione. Devo dire che al raffreddamento dello spread ha contribuito anche Mario Draghi, presidente della Bce, con due manovre di liquidità di 500 miliardi di euro l'una, in tutto mille miliardi, che hanno almeno garantito il necessario. Ma la seconda tranche è l'ultima manovra di questo tipo che può fare, perché, con molto coraggio e realismo, ha aggirato le norme. Adesso però è già intervenuta Angela Merkel, con un monito secco: ora basta.

E a questo punto che cosa si può fare rispetto al problema del credito e allo spettro che si aggira per l'Europa di un possibile credit crunch?

La prima tranche di 500 miliardi è servita alle banche per rifinanziarsi. Le nostre banche ad esempio hanno potuto investire in titoli di Stato che gli renderanno il 4 per cento. Un buon affare. In questo modo, si sono sostituite agli investitori stranieri, ai grandi Fondi che avevano cominciato a vendere, sin dal giugno scorso i nostri titoli. Il problema è che, adesso, la seconda tranche degli altri 500 miliardi deve servire a garantire il credito alle imprese e alle famiglie. Per questo, è necessaria una cultura nuova, innovativa.

Vale a dire?

Bisogna pure che si innovino anche le banche, che favoriscano gli investimenti di progetti industriali, che non richiedano solo garanzie, ma che sappiano leggere i veri progetti di sviluppo. In più occorre, in aiuto alle nostre imprese, che passi la disposizione per cui si fissino in termini chiari il pagamento dei debiti che lo Stato ha verso le imprese. Oppure che si trovi una soluzione tramite le banche. Non si può fallire “strangolati” dai crediti che si vantano nei confronti dello Stato.

Mettiamo in scala le criticità che abbiamo di fronte.


COMMENTI
03/03/2012 - Argentina? Ma per favore... (Giuseppe Crippa)

Il lettore anonimo non dice che l'Argentina prima di fare default, poco più di 10 anni fa, ha passato decine di mesi consecutivi in recessione con il 70% della popolazione in povertà e che ci sono stati bambini morti di fame. Non dice anche che gli operai e gli impiegati italiani che, attirati dagli alti interessi, hanno investito la liquidazione in bond argentini sono stati duramente puniti. Fossi un negoziante non venderei mai nulla a credito a questo anonimo lettore.

 
03/03/2012 - Cui prodest? (Mariano Belli)

Cosa se ne fa la gente di tutte queste belle (?) chiacchiere se è costretta a fare una vita da cani? Ci stanno portando dritti dritti verso il "modello" Grecia : tra un annetto li raggiungiamo.... L'Italia del futuro è la Grecia di oggi. Io vorrei invece che fosse l'Argentina di oggi, che si è ribellata al potere bancario dichiarando default sul debito e salvando così economia e benessere dei propri cittadini