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TASSE/ Da Cortina alla Scandinavia: così il fisco può aiutare l’Italia

Pubblicazione:venerdì 30 marzo 2012

Attilio Befera (Infophoto) Attilio Befera (Infophoto)

E così facendo ottengono anche un gettito più alto. Il fisco in Italia è distorsivo. Colpisce i più deboli e colpisce quelli che producono di più, quelli che sono più attivi. In altri termini va a cercare i soldi dove si vedono, dove si possono trovare. Anche in questo caso, in una situazione come questa viene, da pensare che si muovono come lo Sceriffo di Nottingham, oppure applicano aliquote che si possono definire, tra virgolette, “aliquote mafiose”, perché calibrano il prelievo in base alla capacità di sapersi muovere sul mercato. In queste condizioni è ipotizzabile che alla fine le aziende vadano a produrre in altre parti del mondo.

 

Si discute ormai da tempo su una tassa come l’Irap, sconosciuta in tutto il mondo.

 

Guardi l’Irap ha un senso perché finalizzata ai servizi sanitari. Ma è l’aliquota al 33% che ha poco senso. Teniamo l’Irap, ma abbassiamo almeno contemporaneamente i contributi sociali. L’ho già detto e lo ripeto: assumere una persona in questo Paese è quasi un lusso, è l’attività più costosa che ci sia. Insomma non è possibile non comprendere che alcuni non pagano le tasse perché non ce la fanno in una situazione come questa. Alcuni reggono, altri non ce la fanno proprio e sono costretti a chiudere. Ritengo, ad esempio, che abbia ragione Mario Baldassarri quando dice di eliminare tutti i sussidi che molte aziende riescono a prendere dallo Stato sotto diverse forme. Meglio fare per tutti una detrazione fiscale, così si evitano intrecci e favori senza senso.

 

Sembra che ormai il fisco arrivi prima dello stesso ordinamento costituzionale.

 

Questo è quanto fanno intendere, andando a pescare soldi dove possono trovarli. Ma quello che fa impressione è che mentre si combatte l’evasione, non si comprenda che la pressione fiscale è altissima, inconciliabile con la crescita, e nello stesso tempo non si faccia una piega, non ci sia alcun ritocco serio e reale alla spesa pubblica. Questa è una scelta che alla fine non può reggere.

 

(Gianluigi Da Rold)



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