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FINANZA/ Redditi, spesa e bollette: la nuova "tassa" di primavera

Pubblicazione:sabato 31 marzo 2012

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Lo avevo già commentato un mese fa. Certi episodi di disperazione, come quello del suicidio o del tentato suicidio di alcuni piccoli imprenditori, personalmente mi sgomenta. Ma oggi, dopo un mese, devo aggiungere che di fronte a un tale disagio tanto preoccupante di questi fatti di cronaca, mi sembra anche incredibile la scarsa attenzione che si avverte verso questi casi, sia da parte politica, sia da parte mediatica. È come se si accettasse quasi un fatto fisiologico di disperazione umana e sociale. E questo è veramente incomprensibile.

 

C’è sempre la “parola d’ordine”, o forse solo la speranza, che si entri nella cosiddetta seconda fase, o fase della crescita.

 

Può darsi che io non riesca a comprenderla. Ma non si vede nulla che faccia pensare a una fase di crescita. Le persone in questo Paese devono da un lato far fronte a una pressione fiscale durissima, cominciata con la manovra di fine novembre. I redditi, con quella manovra, di fatto sono stati congelati. In più, tasse e prezzi che aumentano. È inevitabile che questo Paese sia in un momento di apprensione, di timore e in alcuni casi di disperazione. Io continuo a chiedermi di fronte a tutto questo come si può restare indifferenti.

 

A suo parere, la stima sui redditi elaborata dal Dipartimento delle Finanze è realistica?

 

Credo di si. Comunque ci sono altre ricerche che si possono fare. Ne sto osservando una che viene elaborata con molta cura da alcuni analisti in Lombardia. Ci sono veri e propri “picchi” in percentuale di redditi intorno ai 6.000 euro l’anno. Sono prevalentemente donne, anziane, magari anche ammalate e sole. Insomma, l’immagine complessiva è preoccupante e rischia di diventarlo ancora di più, perché, ripeto, all’orizzonte io non vedo meccanismi o processi di crescita. Basta mettere in fila la manovra dello scorso novembre sulle pensioni, la pressione fiscale, l’aumento dei prezzi e ci aggiungiamo il “fiscal compact” a livello europeo.

 

Si dice che questo governo sia ancora popolare, accettato dagli italiani.

 

Magari comincerà ad avere qualche ondeggiamento nei sondaggi. Ma in tutti i casi ci sono alcune situazioni che mi lasciano perplesso, per usare un eufemismo. Ma come si fa a varare la riforma delle pensioni e a non pensare che circa 300mila persone, secondo alcuni calcoli, di meno secondo altri, restano senza lavoro e senza pensione? Voglio dire: come si fa a non pensare a una cosa del genere? È un “governo di tecnici” e a questo dovrebbero pensarci.

 

A suo parere, questo “governo di tecnici”, legato al risanamento delle finanze e del bilancio, può reggere a un simile disagio che si sta diffondendo nel Paese?


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