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Economia e Finanza

FINANZA/ 1. Grecia, un altro buon affare per le banche

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Ma come, lo swap è cosa fatta e nessuno vuole quei bonds sicurissimi e invece fa indigestione di cds, di fatto strumenti inutili visto che giovedì scorso l’Isda, l’ente regolatore del mercato dei derivati, ha sentenziato che lo swap greco non configura un evento di credito, essendo volontario e quindi non fa scattare le clausole di rimborso? Cos’è, la gente è impazzita sul mercato e ha voglia di buttar via i soldi? Credeteci se volete, ma conoscendo il mondo della finanza le possibilità di un impazzimento generale sono davvero minime.

La verità è un’altra: tutti sanno che la Grecia farà default e corrono a comprare e vendere cds, banche europee stracariche di soldi della Bce in testa, poiché l’8 marzo, stante il non raggiungimento del 75% di consenso allo swap volontario, la Grecia dovrà imporre clausole retroattive di class action a tutti i bond, compresi quelli sotto diritto britannico, scatenando, questa volta sì, un evento di credito che farà scattare i grilletti dei cds. Già, cari amici: le banche europee, le stesse che hanno imposto ai governi tre anni di pantomima sulla Grecia con l’alibi dell’esposizione al debito greco, stanno usando i soldi a costo zero dell’Eurotower per speculare a breve termine sul default greco. E la Consob lo sa, per quello dirama appelli. D’altronde, la Grecia non ha i voti necessari dei creditori privati per ottenere uno swap volontario, lo sanno tutti e la mossa dell’Isda sui cds è apparsa più diplomatica che reale.

A scegliere questa strada è stato David Benton, avvocato di successo e associato dello studio londinese Allen&Overy, nonché in questo caso esperto che ha fornito il parere definitivo al Consiglio direttivo (Credit Determinations Committee) dell’Isda, formato da 15 persone, 12 banchieri d’affari e 3 dirigenti di fondi. Non è stato un caso che sia stato scelto Benton, visto che meno di due mesi fa “Risk”, la rivista specializzata dell’industria dei derivati, ha insignito il suo studio con il titolo di “Studio legale per i derivati dell’anno”. Chi se ne frega altamente della fama planetaria di Allen&Overy è però un vero pezzo da novanta, Bill Gross, co-fondatore di Pimco, il principale fondo obbligazionario del mondo, secondo cui la decisione rappresenta «un pericoloso precedente, un qualcosa che mi farebbe infuriare se detenessi cds sul debito greco. Se l’assicurazione insita nei cds come protezione contro i rischi sovrani viene invalidata, ci ritroveremmo nella condizioni di aver contratto un’assicurazione contro le alluvioni e, una volta accaduto l’evento, la nostra controparte ci dice che non è colpa dell’alluvione, ma della pioggia che l’ha causata, quindi non paga i danni. Il mercato sta guardando con molta attenzione all’interpretazione della legge che governa i contratti».

Non a caso, in un paio di righette molto infide del suo comunicato, la stessa Isda ha ammesso che «la situazione greca è ancora in evoluzione e quindi la decisione presa rispetto al credit event non esclude che questo possa accadere più avanti o con l’emersione di nuovi fatti alla luce del sole». Tradotto, l’eventuale introduzione della clausole di class action, attivano i cds. E siccome senza quelle, Atene non raggiungerà il 75% di partecipazione volontaria allo swap, ecco spiegato perché venerdì i credit default swaps greci sono andati alle stelle. La conferma ci arriva da uno specialista del settore, Michael Hampden-Turner di Citigroup a Londra, secondo cui «quando inserisci e utilizzi clausole di class action che impongono perdite ai detentori, cessa lo status di volontarietà dell’accordo. Sul mercato c’è sempre stato timore che l’accordo sarebbe stato interamente volontario, quindi che evitasse l’attivazione dei cds, ma le possibilità che lo swap sia interamente a carattere volontario oggi sembrano essere molto basse».

Tanto più che i detentori di cds sono arrabbiati per più di un motivo, non solo per la “sentenza” negativa dell’Isda. Il 24 febbraio, infatti, un soggetto non identificato del mercato ha inviato una lettera all’Isda per chiedere che si tenesse un’asta di cds prima dell’introduzione delle clausole di class action, chiedendo inoltre che l’Isda si pronunciasse sull’accordo separato negoziato tra Bce e governo greco affinché l’Eurotower non subisse perdite sulle sue detenzioni, un qualcosa che secondo il soggetto costituiva un cambio di status per i creditori - la subordinazione - e quindi un eventi di credito da ristrutturazione. Nemmeno a dirlo, l’Isda ha negato su tutta la linea, ma ha addotto, per giustificare la sua decisione, due uniche ragioni.


COMMENTI
05/03/2012 - In attesa del 20 marzo... (Giuseppe Crippa)

Ho un amico che qualche mese fa ha acquistato bond greci in scadenza il 20 marzo prossimo a meno della metà del valore nominale (ora quotano un quarto) Tra qualche giorno mi saprà dire se e a quanto gli saranno rimborsati. Se qualcuno è interessato all'informazione, sarà un piacere per me fornirla.

 
05/03/2012 - il problema è . . . (Fabrizio Terruzzi)

ovvio che mi tengo lontano dalla Grecia. Ma il problema è: con la prospettiva del default greco che faccio dei BTP? Incasso e deposito il ricavato presso la BCE perchè al momento non esiste altro posto al mondo dove potrei metterlo al sicuro?