BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

FINANZA/ 1. Grecia, un altro buon affare per le banche

Infophoto Infophoto

Primo, la Grecia non ha mai mancato un pagamento degli interessi sul suo debito fino a oggi. Quindi, la Grecia per l’Isda è come un padrone di casa che continua da anni a fare i salti mortali per pagare il mutuo, ma che, seppur traballante e disoccupato, finora ha sempre pagato. Il problema è che la prossima scadenza del 20 marzo - con una settimana di mora possibile sul pagamento - è di 14,5 miliardi di euro, soldi che Atene non ha: quindi, o l’Ue stacca un assegno da 15 miliardi entro pochi giorni, oppure è default. E siccome sia Germania che Olanda hanno già detto che fino al buon esito dello swap, non si sblocca un centesimo, l’affare si complica (anche se le pressioni di Draghi e del fronte Piigs dell’Ue potrebbero ottenere l’ennesima deroga).

Secondo, a disinnescare i cds è la natura volontaria dell’haircut che i creditori privati accettano di subire, quindi legalmente la Grecia non sta forzando nessuno a incorrere in perdite: indi, non scatta l’evento di credito da ristrutturazione. Ma se tra l’8 e il 9 marzo, data di inizio dello swap, verranno introdotte retroattivamente le clausole di class action collettiva, la questione cambia. E di molto, visto che un secondo dopo gli hedge funds che detengono parecchi dei 20 miliardi di debito denominato in diritto inglese si precipiteranno di fronte all’Alta Corte di Londra per ottenere giustizia. Non a caso, Bill Gross ha twittato la seguente frase al riguardo: «Non è finita finché non è finita».

Lo confermano le parole di Petros Christodoulou, capo dell’agenzia greca per la gestione del debito, il quale attraverso il New York Times ha mandato un segnale tutt’altro che in codice agli hedge funds, quelli che secondo lui «stanno cercando di fare i furbi». Interpellato sul se e quando verranno attivate le clausole retroattive di class action ai bonds di vecchio debito, Christodoulou ha rifiutato di commentare, limitandosi a dire che «in caso lo swap non vada in porto, le conseguenze sarebbero semplicemente troppo terribili da poter essere contemplate». Insomma, si cerca di colpevolizzare, trattandoli da criminali, soggetti del mercato che hanno la sola colpa di aver comprato dei prodotti finanziari e che oggi vogliono essere pagati per quell’operazione, a fronte delle truffe dell’Isda e dei giochi delle tre carte del governo greco con le clausole.

Ma chi è questo Christodoulou, un comunista duro e puro, un uomo di Stato che odia il libero mercato? No, è un ex dirigente di JP Morgan e di Goldman Sachs. Insomma, un uomo che giunge dagli uffici del “supercomitato” che governa di fatto il mercato e gli Usa sta gestendo lo swap e, più in generale, il debito greco: che dite, forse la trama comincia a emergere? Anche perché c’è qualcuno che avrebbe tutto da perdere dalla distruzione del mercato dei credit default swaps e che, nonostante la sentenza dell’Isda, continua a venderne in quantità industriale, di fatto rendendo ineluttabile il default della Grecia (i detentori di bonds accetteranno anche l’haircut, ma chi detiene cds non accetterà le perdite, essendo hedge funds): le banche, le nostre amate banche stracariche di denaro a gratis della Bce.

Perché direte voi, sono così avventate o addirittura stupide da vendere strumenti resi inutili dalla decisione dell’Isda? Primo, perché c’è un bell’ammontare di margine nel trattarli. Secondo, perché garantiscono leva e flessibilità che non permettono, ad esempio, bonds o prestiti. Terzo, i cds sono ancora accettabili mezzi di hedge mark-to-market. Quarto, perché lo permette, anzi lo rende quasi necessario, quella geniale intuizione che è stata Basilea III... Eh già cari lettori, avendo capito che togliendo agli istituti i benefici dell’hedging via cds, a pagare il prezzo era non la speculazione brutta e cattiva ma le sempre piagnucolanti e insolventi banche europee, lo scorso autunno il Comitato per la nuova regolamentazione bancaria ha di fatto trincerato il ruolo bancario dei cds tramutando i credit default swap single name (ovvero che hanno come sottostante un’unica entità-titolo, a differenza dei Bbd, legati a un paniere, dei Cds indicizzati o dei Cds funded, meglio noti come credit-linked notes) nel principale metodo per ridurre i carichi di capitale sul rischio da Cva (Credit Value Adjustment), ovvero la differenza tra un valore di portafoglio esente da rischio e il vero valore di portafoglio che tiene in conto la possibilità del default di una controparte.


COMMENTI
05/03/2012 - In attesa del 20 marzo... (Giuseppe Crippa)

Ho un amico che qualche mese fa ha acquistato bond greci in scadenza il 20 marzo prossimo a meno della metà del valore nominale (ora quotano un quarto) Tra qualche giorno mi saprà dire se e a quanto gli saranno rimborsati. Se qualcuno è interessato all'informazione, sarà un piacere per me fornirla.

 
05/03/2012 - il problema è . . . (Fabrizio Terruzzi)

ovvio che mi tengo lontano dalla Grecia. Ma il problema è: con la prospettiva del default greco che faccio dei BTP? Incasso e deposito il ricavato presso la BCE perchè al momento non esiste altro posto al mondo dove potrei metterlo al sicuro?