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FINANZA/ 1. Vittadini: giù le mani dai "tesori" d’Italia

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Il disegno iniziale ha invece potuto irrobustirsi: le Fondazioni hanno potuto maturare le loro esperienze di investitori istituzionali, ma anche socialmente responsabili; di “grant entities” lontane dalle vecchie logiche di erogazione a pioggia; non ultimo: di corpi intermedi della società civile strutturati con governance adeguate. Già nel ’98 la legge Ciampi ha potuto sancire un principio semplice: le Fondazioni appartengono alle collettività dei territori, hanno come scopo principale la sussidiarietà e i loro organi di vertice devono associare in via paritaria i rappresentanti degli enti locali e quelli della società civile (università, impresa, cultura, volontariato, ecc).

Il pendolo delle Fondazioni, superato il campo di forza dei mercati, ha poi dovuto affrontare ritorni di fiamma statalisti. Molto concentrati territorialmente, gli enti non potevano non finire nelle mire di chi ci vedeva un “tesoro” di pronto uso per finanziare nuove “repubbliche del Nord”, senza contare il vizio tutto politico di “avere una banca”. Al temine di un confronto politico duro, lo stesso ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha riconosciuto di essersi sbagliato ad aver proposto una riforma che avrebbe portato le Fondazioni sotto il controllo della politica locale e avrebbe usato la loro capacità di leva nel modo peggiore, alimentando direttamente nuova spesa pubblica con i loro quattrini. La Corte Costituzionale ha invece utilizzato il chiarimento politico per fornire un paradigma concreto al principio di sussidiarietà, da poco introdotto nella Carta. Le Fondazioni sono nate e restano “organizzatrici delle libertà sociali”, con una gestione prudente del patrimonio e con un management adeguato per le attività istituzionali nel campo dell’utilità sociale.

Ora, dietro il paravento del governo tecnocratico, in un passaggio “a bassa intensità” della vita democratica e ad alto rischio per la tenuta economico-sociale del Paese, le Fondazioni tornano sotto attacco. È un’offensiva composita, nella quale si scorgono tutte le tensioni di una crisi finanziaria distruttiva. Nessuno dimentica che già all’indomani del crac di Lehman Brothers, i commentatori ultraliberisti si sgolavano a ripetere che il problema non erano i fallimenti bancari a catena (che non hanno comunque interessato le banche italiane partecipate dalle Fondazioni), ma il pericolo che la cosiddetta “politica” tornasse ad avere un ruolo sulla finanza di mercato: quella dei derivati di carta e dei bonus miliardari.


COMMENTI
06/03/2012 - Cure peggiori del male (Mariano Belli)

ma magari fossimo già in convalescenza economica, purtroppo invece ci hanno dato da fare la chemio, e chi vuol capire capisca....

 
06/03/2012 - cura di sè (francesco taddei)

avere un occhi di riguardo per i propri "gioielli" non è provincialismo, ma deve essere da stimolo per una programmazione sia del territorio che nazionale. ben vengano fondazioni e cassa depositi e prestiti. e chi vive nell' illinois ci resti.