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FIAT/ I dilemmi del "nuovo" Marchionne prigioniero di Agnelli e Fornero

Sergio Marchionne (Foto Imagoeconomica) Sergio Marchionne (Foto Imagoeconomica)

Sì, ma l’affare americano è stato un investimento americano. Di fronte a questo c’è il “buco nero” dell’Asia, dove la Fiat è in grave ritardo e l’accordo con i Tata, in India, non è andato bene, anche se nessuno ne parla. Ora occorre guardare con realismo a quello che sta avvenendo sul mercato dell’auto. I grandi volumi si fanno ormai in Asia. In America il mercato dell’auto non è finito, ma è un mercato maturo. In Europa, se si guarda bene, si parla continuamente di razionalizzazione di impianti.

 

Che cosa significa questo?

 

Riduzione, ristrutturazione e anche meno occupati. In più, anche quando si guarda ai grandi paesi emergenti, c’è da considerare l’attuale situazione economica. Anche l’India, la Cina e il Brasile stanno rallentando.

 

La Fiat sembra scoperta anche in Europa. Nel 2009 ha cercato un’alleanza con Opel. Da almeno una quindicina di anni, forse di più, si è parlato di un accordo con Peugeot. Ora salta fuori l’accordo tra Peugeot e General Motors, che significa, in Europa, Opel.

 

Non c’è dubbio che la Fiat abbia bisogno di un partner europeo per allargare la sua gamma di modelli. Ma io non sarei affatto preoccupato di questa intesa tra Peugeot e General Motors, che assomiglia al vecchio patto di Fiat con General Motors. È un accordo con scambi di azioni, una sinergia che non si capisce bene dove possa portare. Io la giudicherei un’intesa tra due debolezze. Anche la Peugeot ha dietro un azionista di riferimento che non fa più grandi investimenti da anni. Gli ultimi modelli della Peugeot sono rifacimenti o aggiornamenti di quelli già esistenti. Per molto aspetti, Fiat e Peugeot si assomigliano e forse anche per questo alla fine non si sono trovate.

 

Ma allora Marchionne dove si può rivolgere?

 

C’era stata un’ipotesi con Bmw. Ma il fatto è che la Bmw se la comprerebbe la Fiat. Perché anche dietro alla grande marca tedesca c’è un azionista, c’è una famiglia. Che però investe continuamente, coprendo una gamma di modelli che la Fiat nemmeno si sogna. Il problema quindi ritorna a essere quello che dicevamo prima. Che cosa vuole fare l’azionista principale della Fiat? Vuole investire ancora in questo settore o si limita a prendere tempo, osservando le manovre di Marchionne e l’andamento di questo mercato?

 

(Gianluigi Da Rold)

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