BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FIAT/ I dilemmi del "nuovo" Marchionne prigioniero di Agnelli e Fornero

Pubblicazione:

Sergio Marchionne (Foto Imagoeconomica)  Sergio Marchionne (Foto Imagoeconomica)

Sembra quasi un Sergio Marchionne “folgorato sulla via di Damasco” quello che tiene banco a Ginevra all’edizione numero 82 del Salone dell’automobile. Le sorprese sono due. La prima riguarda il “governo dei tecnici” di Mario Monti, che va bene e fa bene, secondo l’Amministratore delegato della Fiat, il secondo è che la Fiat resta in Italia e non ci sono “fughe” o abbandoni di stabilimenti. Il problema è che Marchionne ci ha abituato ai colpi di scena, ai ripensamenti, alle dichiarazioni che, a suo parere, gli altri non decifrano bene. Ma forse, a ben pensare, le due sorprese che riserva questa volta rispondono a un colpo che il manager italo-canadese ha subito dopo l’accordo tra la francese Peugeot e l’americana General Motors, che ha in Europa un suo caposaldo nella tedesca Opel. L’impressione, in tutti i casi,  è che l’amministratore delegato della Fiat si stia dibattendo in una serie di problemi di difficile soluzione e che in più, per quella che è al momento la situazione italiana, gli siano arrivati consigli di prudenza, che vengono da parte dello stesso governo. Stefano Cingolani, giornalista e ottimo analista di economia, guarda con attenzione al mercato mondiale dell’auto, alle vicende di casa Fiat e alle mosse del “giocatore” Marchionne.

 

Che ne pensa, c’è stata un po’ di moral suasion su Marchionne da parte degli uomini in loden del “governo dei tecnici”?

 

Penso proprio di sì. E non ci sono solo gli uomini in loden, ma anche le ministre di Torino, come Elsa Fornero, che guarda caso è il ministro del Lavoro impegnato in una riforma decisiva. Con tutta probabilità, come è normale consuetudine, sono arrivati degli input, magari ci sono stati degli incontri, perché il problema dei due stabilimenti italiani “discussi” della Fiat venga rinviato ad autunno. La situazione economica e la situazione sociale non consigliano, in un momento come questo, toni perentori e decisioni ultimative.

 

Però i problemi della Fiat restano sul tappeto e non pare che vi si possa facilmente trovare una soluzione Anche perché Marchionne stesso ha recentemente alzato il livello di produzione per essere un player mondiale: 9 milioni di automobili all’anno.

 

Credo che il problema di Marchionne e della Fiat sia innanzitutto il problema degli azionisti del Lingotto, cioè la famiglia Agnelli. L’impressione è che non ci sia una gran voglia, usiamo un eufemismo, di voler investire. Noi parliamo continuamente di Marchionne, ed è pure giusto, ma ci dimentichiamo poi degli azionisti di riferimento. Forse è il momento di chiederci che intenzioni reali hanno. Ormai il problema è di pensare a modelli nuovi, a nuovi investimenti, alla spinta per la ricerca, a conquistare nuove quote di mercato.

 

Beh, c’è stato l’affare americano, la Chrysler.



  PAG. SUCC. >