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FINANZA/ Campiglio: Merkel e petrolio, i pericoli per l'Italia

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Angela Merkel (Infophoto)  Angela Merkel (Infophoto)

Penso che in questo momento non ci sia alcun Paese europeo che possa fare pressioni positive sulla Germania. Non resta che Obama, il quale è interessato, anche in quest’anno elettorale, a non passare come il Presidente della non crescita e conosce l’importanza di un mercato europeo in buone condizioni per gli Stati Uniti. Io non vedo altre strade di fronte all’attuale atteggiamento tedesco.

 

Ci sono altri fattori che pesano sullo scenario mondiale: siamo quasi alla vigilia delle elezioni francesi con un Nicolas Sarkozy in difficoltà. Lì si rischia anche la governance di fatto dell’attuale Europa.

 

Anche questo è un motivo da tenere in considerazione, su cui bisognerebbe riflettere. Ma anche questo sembra quasi trascurabile nell’ottica miope della attuale politica della Germania.

 

C’è infine da considerare un aumento del prezzo del petrolio che potrebbe andare alle stelle con una crisi mediorientale.

 

Questo lo paghiamo soprattutto noi, perché la domanda che viene dai paesi emergenti è ancora sostenuta e quindi il prezzo del barile non scende.

 

Quale è la situazione, in questo scenario complicato, che la preoccupa di più?

 

Il disagio sociale. Qui si continuano a fare discorsi astratti, Si ipotizzano riforme del mercato del lavoro, in entrata e in uscita, e non si vede che il 20% degli occupati in Italia ricade nella “classe zero”. Gente sola, di cui neppure si parla e di cui nessuno si preoccupa. È questo l’aspetto più terribile.

 

(Gianluigi Da Rold)



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