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CALCOLO IMU-ICI/ L'esperto: così le aliquote "uccidono" negozi e imprese

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I negozi a Milano vedono l'Imu aumentare del 210%  I negozi a Milano vedono l'Imu aumentare del 210%

A Milano il livello di pressione fiscale era uno dei più bassi in tutta Italia, e quindi si parte da più lontano. L’introduzione di una nuova regola cancella le differenze che c’erano prima. La normativa introdotta dal governo Monti crea quindi una differenza superiore a Milano rispetto ai Comuni dove le tasse erano già alte in partenza. Inoltre, Milano è in grandissime difficoltà di bilancio, con un disavanzo corrente di quasi 600 milioni di euro, e deve portare le aliquote praticamente al massimo. Si passa così dal livello minimo dell’Ici al livello massimo dell’Imu. Questo crea quindi un cortocircuito che fa triplicare la tassazione.

Esistevano delle alternative per raggiungere il pareggio di bilancio senza dei rincari Imu così pesanti?

Le alternative esistono sempre, ma quella dell’Imu è stata una scelta politica operata a livello centrale. Quando è stato introdotto il decreto di Natale, il cosiddetto “decreto salva-Italia”, gli immobili sono stati utilizzati come leva principale per recuperare gettito. Concentrando tutto lo sforzo sugli immobili, è necessario che paghino tutti. Sia quindi i grandi proprietari immobiliari, sia la famiglia che ha solo la casa in cui abita. Il governo ha quindi spalmato in maniera non progressiva la richiesta fiscale su tutti. L’Imu vale complessivamente più del doppio dell’Ici, perché porta in tutto 22 miliardi di euro l’anno come base, contro i 9 miliardi dell’Ici. L’Imu è stata quindi utilizzata per sostenere sia i conti dello Stato, sia quelli dei Comuni. L’utilizzo di una stessa imposta per sostenere due bilanci ha fatto sì che le aliquote crescessero in misura così drastica.

Fino a che punto è corretto l’utilizzo di un'imposta municipale per sostenere i bilanci statali?

Creare un’imposta municipale di nome, ma non di fatto, perché metà va allo Stato con la cosiddetta quota erariale, non è certo il massimo della logica. È questo a creare una distorsione, perché i Comuni si vedono sottratta metà dell’imposta e quindi alzano l’aliquota per pareggiare i conti. È proprio a questo livello che c’è qualcosa che non funziona, perché alla fine chi paga è sempre lo stesso: il cittadino con la sua casa o il commerciante al dettaglio con il suo negozio.

 

(Pietro Vernizzi)



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COMMENTI
09/03/2012 - Tasse: cosa buona e giusta. (claudia mazzola)

L'unica consolazione è che pagare le tasse non è un peccato!

 
08/03/2012 - per chi è indeciso (Diego Perna)

Per chi è indeciso se continuare o meno la sua attività di commercio o artigianato, queste tasse in più sono l'ideale per decidersi, ci danno una buona a mano a chiudere. Non sono ironico, parlo seriamente, continuare a lavorare non riuscendo più a pagare quanto si dve tra tasse contributi e aumenti di ogni tipo, potrebbe innescare un indebitamento non più gestibile, al punto che banche equitalia e simili potrebbero fare man bassa in quattro e quattrotto di quanto si è costruito in quasi una vita e anche in più generazioni. L'aumento delle tasse è una via per ripagare gli interessi sul debito pubblico e gli investitori che sui mercati sguazzano ogni giorno, lo spread scende e le imprese chiudono, è ovvio che chi resta dovrà caricarsi il peso che queste portavano sino a schiantarsi. Siamo degli illusi se crediamo ai decreti salvaitalia, anche se anch'io non vedo altro modo per evitare un crac europeo che ci porterebbe, avrei detto sino a ieri, a una Grecia diffusa; dico ieri perchè oggi sembra che si sia ristrutturato il debito ellenico e tutto per i mercati sia risolto. I mercati vanno bene e il lavoro diminuisce, i disoccupati aumentano e nessuno mi spiega che logica c'è dietro tutto questo. Buona serata