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FINANZA/ 1. Italia, ancora una "punizione" dall’Ue

Pubblicazione:giovedì 8 marzo 2012

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Uno studio dell’Università Carnegie Mellon di Pittsburgh conclude che i severi problemi del debito estero di Grecia, Spagna e Portogallo - l’Italia non è trattata nell’analisi - altro non sono che la punta di un iceberg che ha le sue radici nella bassa produttiva delle piccole e medie imprese (Pmi) che caratterizzano le economie dei tre Paesi. Le dimensioni d’impresa - afferma lo studio - non sono il frutto della natura o del caso, ma almeno per quanto riguarda il Portogallo un esito della regolazione del mercato del lavoro. Un’analisi analoga, condotta dalla London School of Economics, riguarda la Francia: le imprese si addensano al di sotto della soglia dei 50 dipendenti per determinanti esogene che riguardano la normativa tributaria e lavoristica.

Lo studio “The Global Operations of European Firms” - condotto in collaborazione tra Ee, Bruegel UniCredit e condotta da specialisti dell’Università Bocconi, Banca d’Italia e di altri istituti - analizza 11.000 imprese in 7 paesi (Austria, Germania, Inghilterra, Francia, Ungheria, Spagna e Italia) per capire come le caratteristiche delle imprese rispetto a vari parametri, la loro collocazione in un dato Paese influiscono sulla loro efficienza, ma soprattutto sulla loro capacità a esportare e particolarmente nei paesi emergenti.

In Italia, infatti, la prevalenza di imprese micro e piccole è grandissima. All’ultima radiografia Istat risulta che in Italia la media di dipendenti per imprese è 4 e che le imprese con più di 250 dipendenti sono circa il 18% del totale. L’analisi tiene conto che la crisi ha pesantemente influito sulle imprese: il 51% del campione ha subito riduzioni nelle esportazioni con le imprese tedesche e austriache colpite meno duramente - rispettivamente 45% e 44% contro il 59% circa delle imprese francesi e ungheresi. Il 20% delle imprese tedesche è riuscito ad aumentare le esportazioni contro un 13,5% di imprese italiane.

Se non si dà la priorità in Europa (e soprattutto in Italia) a misure che facilitino l’aumento delle dimensioni d’impresa, sarà difficile risalire la china.



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