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Economia e Finanza

FINANZA/ Bertone: la Grecia è salva, ma gli speculatori "festeggiano"...

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Anche per questo motivo, dopo aver tirato un legittimo sospiro di sollievo per aver evitato in extremis una collisione che avrebbe potuto avere effetti assai più devastanti del default di Lehman Brothers, è il caso di riflettere sugli insegnamenti della crisi greca. A partire dallo stato “selvaggio” in cui continuano a vivere i mercati finanziari. Il vero rischio di un’insolvenza di Atene, infatti, non stava tanto nell’impossibilità del Paese ellenico di onorare il pur ingente debito, quanto nel rischio che il default facesse scattare l’esercizio dei credit default swaps, in larga misura sottratti alle regole e al controllo di qualsiasi autorità.

Il rischio, insomma, è che a fronte di 2-300 miliardi di debito greco emergessero “polizze” contro la crisi greca (come dovrebbero essere i cds) per valori anche 3-4 volte superiori. Qualcosa del genere accadde al momento della crisi di Lehman, quando le autorità federali Usa scoprirono con sgomento che il colosso Aig aveva emesso “polizze” contro l’eventuale collasso di Lehman per importi largamente superiori all’eventuale sinistro. A vantaggio di sottoscrittori, tipo Goldman Sachs o Morgan Stanley, che forti di quella garanzia avevano aumentato le loro scommesse sui mercati. Qualcosa del genere è accaduto in questi anni sul mercato del debito sovrano.

Grecia, ma anche su Italia, Spagna e altri paesi dell’eurozona hanno visto schizzare a livelli abnormi, con una volatilità da cardiopalma, il prezzo dei loro cds sul mercato “libero”. Un fenomeno che ha una facile spiegazione: se io voglio assicurare la mia casa contro un incendio ho un ragionevole interesse a sperare che la casa non bruci. Ma se mi fosse consentito di assicurare la casa del mio vicino non una, ma almeno dieci volte, per una cifra assai superiore al valore di mercato dell’immobile, avrei tutto l’interesse a sperare in un incendio capace di distruggere tutto e farmi così incassare la polizza.

È in questa logica che vanno inquadrate le scorribande speculative sull’eurozona: chi ha comprato cds a piene mani, facendo schizzare il prezzo del rischio Italia non necessariamente possedeva un solo Btp (anzi, era venditore allo scoperto), né voleva assicurarsi contro l’eventuale collasso dell’Italia, bensì “tifava” per il naufragio.

Di fronte a questa situazione, già a fine 2009 il G20 si era impegnato a incanalare entro il 2012 gli scambi di cds nelle “clearing houses” ufficiali, per avere sotto controllo almeno la dimensione del fenomeno. In realtà, da quel che risulta al New York Times, a dieci mesi dalla data prevista solo il 9% degli scambi dei cds avviene in una clearing house ufficiale. Il mercato resta nelle mani di cinque colossi della finanza mondiale che si scambiano i cds in forma privata, talvolta quasi segreta.


COMMENTI
09/03/2012 - Privati (Alberto Consorteria)

è già, i privati sono morali e il pubblico è corrotto, le authority guardano ai fatti, la politica agli inciuci, la finanza guarda alle best practices, i nazionalisti creano sacche di inefficienza. Bla bla bla bla bla... Forse non riesco ancora ad ammettere con me stesso che qualsiasi società si pensi, se la materia prima è carente, non potrà riuscire. Da dove ripartire?