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Economia e Finanza

J’ACCUSE/ Campiglio: lo Stato ha tolto 100 miliardi alle famiglie

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La dispersione scolastica dei giovani immigrati di prima generazione è elevatissima. E questo avviene anche perché tale livello è già alto per i ragazzi italiani. Inoltre, gli immigrati sono e saranno i primi a “pagare” la disoccupazione crescente. L’immigrazione, quindi, ci potrebbe aiutare se fosse davvero oggetto di attenzione e non solo di parole.

 

Come mai ci siamo ritrovati con questo declino demografico?

 

La spiegazione statisticamente più significativa è che ci sposa (o si va a convivere) più tardi e quindi anche il primo figlio nasce più tardi. Per l’arrivo del secondo capita spesso che non ci siano le condizioni biologiche o economiche. La condizione economica dei giovani, in particolare la prospettiva futura di reddito, si è molto deteriorata. E il tasso elevato di disoccupazione giovanile in questo senso non aiuta. Un ulteriore problema è che gli immigrati che arrivano in Italia, e che si integrano, dopo pochi anni incontrano le stesse difficoltà delle famiglie italiane e quindi anche la natalità “straniera” diminuisce.

 

Bagnasco ha detto che dovranno essere le politiche familiari a rispondere a questa problematica. Cosa ne pensa?

 

Ritengo che solo un Paese sano e robusto, che almeno rimane stabile sul piano demografico (come la Francia), può pensare di proiettarsi nel futuro. Nemmeno la Germania è in questa situazione, anzi è come un gigante dai piedi d’argilla. C’è poco da fare: ci vuole una politica a favore della famiglia. Questo non significa solo facilitare la conciliazione famiglia-lavoro per le donne, ma vuol dire soprattutto migliorare il reddito famigliare permanente. E non, magari, aumentare il reddito di uno dei due coniugi a discapito di quello dell’altro. Il problema è che in Italia si dice che per la famiglia si fa di tutto e di più. Ma in realtà si è fatto il contrario.

 

In che senso?