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GEOFINANZA/ Che fine ha fatto l’oro di Bankitalia?

Nel suo ultimo bollettino mensile, la Banca d’Italia segnala una diminuzione delle proprie riserve, in particolare quelle auree. Il commento di MAURO BOTTARELLI

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Passata bene la Pasqua, cari amici? Bene, ora vi faccio arrabbiare un po’ allora. Venerdì, infatti, Bankitalia ha diramato il suo bollettino mensile e le notizie in esso contenute fanno veramente tremare le vene ai polsi. Nuovo colpo di freno delle banche ai prestiti a famiglie e imprese, mentre tornano ad aumentare i depositi da parte dei correntisti e vola la raccolta bancaria sul mercato: a febbraio i prestiti hanno segnato un +1,3%, tasso minimo da almeno un anno e la raccolta un +0,5%, in positivo dopo quattro mesi di rosso (vuoi dire che l’obbligo di aprire un conto per poter ricevere la pensione ha inciso un pochino in favore degli istituti?). A febbraio è rallentato l’aumento dei prestiti ai privati: il tasso di crescita sui dodici mesi, corretto per tener conto delle cartolarizzazioni cancellate dai bilanci bancari, è diminuito all’1,3% dall’1,7% di gennaio.

Nel rendere nota la notizia, Bankitalia spiega che il rallentamento è dovuto principalmente alla diminuzione del tasso di crescita dei prestiti alle società non finanziarie (0,9%o dall’1,4% di gennaio), mentre il tasso di crescita dei prestiti alle famiglie flette in misura leggermente inferiore (2,7% dal 3,1%): e ti pareva! In compenso, salgono a febbraio i tassi di interesse sui mutui per l’acquisto di case erogati alle famiglie.

Lo rileva sempre Bankitalia, fonte non tacciabile di parzialità: «I tassi d’interesse, comprensivi delle spese accessorie, sui mutui per l’acquisto di abitazioni erogati nel mese di febbraio alle famiglie sono aumentati lievemente al 4,61% dal 4,55% del mese precedente, mentre quelli sulle nuove erogazioni di credito al consumo sono aumentati al 10,10% dal 9,91% di gennaio. I tassi passivi sul complesso dei depositi in essere sono pari all’1,19% (1,16% a gennaio)». E ancora: «A febbraio, i tassi d’interesse sui nuovi prestiti erogati alle società non finanziarie sono diminuiti al 3,80% dal 4,06% di gennaio. La diminuzione è guidata dai tassi sui prestiti di importo superiore a 1 milione di euro (che scendono al 3,09% dal 3,47% del mese precedente) mentre i tassi sui prestiti di importo inferiore a tale soglia scendono in misura minore (4,96% dal 5,01% di gennaio)».

Ma c’è di più. Sempre per Bankitalia, le sofferenze bancarie sono in calo: «A febbraio, il tasso di crescita sui dodici mesi delle sofferenze - senza correzione per le cartolarizzazioni, ma tenendo conto delle discontinuità statistiche - è diminuito al 16,6% rispetto al 17,9% del mese precedente». In compenso, in caso di un “rosso” di due giorni sul conto per la fantascientifica somma di 151 euro, potreste vedervi costretti a pagare 40 euro. Già, succede anche questo nella giungla delle commissioni sullo scoperto, abrogate per legge nel 2009 ma che gli istituti di credito continuano ad applicare sotto altra denominazione. La denuncia è stata fatta dall’associazione Altroconsumo, in un’audizione in commissione Industria del Senato: l’audizione è avvenuta nell’ambito dell’esame del decreto del governo che reintroduce le commissioni bancarie, abrogate dallo stesso Senato grazie a un emendamento inserito nel decreto liberalizzazioni.

Poi, entriamo nel girone infernale. Sempre da Palazzo Koch ci fanno sapere che i finanziamenti alle banche italiane da parte della Bce sono saliti a marzo a oltre 270 miliardi di euro dai 194,8 miliardi di febbraio, un aumento mese su mese del 39% e del 776% annualizzando il dato come conferma la riga nera del grafico qui sotto.

 


COMMENTI
10/04/2012 - Oro - Scusi dove ha preso i dati? (J B)

A me pare che sia variato il saldo finanziario delle riserve in oro perchè ovviamente l'oro quota di meno rispetto al mese precedente. Se tra un mese il valore delle riserve aumentasse del 80 %, significherebbe che la banca d'Italia ha acquistato oro? A me pare di no. Attendo suoi lumi nel merito.

RISPOSTA:

Caro JB, il suo ragionamento non fa una piega. Ovviamente è il valore in dollari dell'oro (e quindi in euro) che è calato rispetto ad un mese prima, da 1700 a 1600 dollari l'oncia, moltiplicando poi per 2.500 tonnellate si fa presto a conteggiare dei miliardi di euro in meno. Ma la Banca d'Italia usa il costo storico. Cordialmente (Mauro Bottarelli).

 
10/04/2012 - Pensiero stupendo (Marina Ceriani)

A questo punto invochiamo il commissariamento da parte di funzionari provenienti da Berlino. Cosa abbiamo da perdere ancora? Un po' di democrazia?

 
10/04/2012 - Sacrificio accettabile. (Giuseppe Crippa)

Premesso che prima di vendere le sue riserve auree lo Stato dovrebbe vendere il suo patrimonio immobiliare, per quanto mi riguarda non avrei troppi problemi a mettere a disposizione di Mario Monti la mia parte (un sessantamilionesimo) delle 2500 tonnellate d’oro che “appartengono agli italiani e non a via Nazionale” (come dice Mario Draghi): si tratterebbe di soli 40 grammi che valgono all’incirca 1500 Euro. In fin dei conti non sarebbe questo il sacrificio più duro richiestoci finora e comunque sempre meglio che vedere questi soldi nei rimborsi elettorali di un certo partito...