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GEOFINANZA/ Che fine ha fatto l’oro di Bankitalia?

Pubblicazione:martedì 10 aprile 2012

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Peccato che questo sarebbe un segnale di decadenza che avrebbe pesanti conseguenze sull’economia, sugli equilibri dei mercati e sulle valutazioni delle agenzie di rating: insomma, il governo dei tecnici bocconiani pare che abbia fatto come le famiglie indebite che portano catenine e fedi nuziali ai “Compro oro” per pagare le bollette scadute! E senza dire nulla a nessuno, ma soltanto seguendo pedissequamente le richieste tedesche. Il fatto è che quell’oro non è proprietà dello Stato italiano ma del popolo italiano, tanto che lo stesso Giulio Tremonti, quando nel 2009 voleva tassare le plusvalenze generate dalle riserve di Bankitalia, fu bloccato dal governatore della Bce, Jean-Claude Trichet, che disse in Parlamento «Siamo sicuri che l’oro sia della Banca d’Italia e non del popolo italiano?» e dallo stesso Mario Draghi, all’epoca a capo di Palazzo Koch, secondo cui «le riserve auree appartengono agli italiani e non a via Nazionale».

E queste pratiche non sono una novità nel nostro Paese. Nella primavera del 1976 a Palazzo Chigi c’era Aldo Moro e il Tesoro era nelle mani di Emilio Colombo. La crisi valutaria imperversava e fu inevitabile ricorrere all’aiuto del governo tedesco di Helmut Schmidt che concesse un prestito di due miliardi di dollari, chiedendo però in garanzia 540 tonnellate d’oro, che traslocarono contabilmente dai libri della Banca d’Italia di Paolo Baffi a quelli dell’Ufficio italiano cambi. Fino al 1997, quando il passaggio inverso determinò una gigantesca plusvalenza sulla quale Palazzo Koch pagò 3.400 miliardi di lire di imposte: una manna per il governo di Romano Prodi, impegnato nel tentativo di riportare il disavanzo pubblico sotto il 3% del Pil per poter agganciare l’ euro, visto che l’incasso imprevisto avrebbe contribuito ad abbattere di un altro 0,18% il rapporto fra deficit e Pil. Peccato che Bruxelles, dove già avevano detto no alla rivalutazione delle riserve auree tedesche e alla vendita dell’oro della Banca centrale del Belgio, non diede il proprio consenso. Come siamo entrati nell’euro, poi, è cosa nota a tutti.

Com’è, come non è, a febbraio di quest’anno il quotidiano britannico “The Independent” rilanciava la conferma di una forte pressione tedesca fin dall’inizio del 2012 affinché Roma mettesse mano alle sue riserve per incidere sullo stock di debito: insomma, dove non arrivò il governo Prodi - che propose inoltre la vendita di piccole quantità delle nostre riserve per incentivare lo sviluppo dell’economia nazionale - potrebbero essere arrivati i professori, i tecnici. Tanto che il 19 gennaio scorso i deputati Fabio Rampelli e Marco Marsilio presentarono un’interrogazione parlamentare (con richiesta di risposta scritta) indirizzata al ministro dell’Economia e delle Finanze - leggi Mario Monti - per chiedere lumi al riguardo. A tutt’oggi, che io sappia, si attende risposta.

Signore e signori, questi si vendono l’oro (può essere un’alternativa, ma è sempre l’ultima e comunque andrebbe quantomeno annunciata e discussa in Parlamento) mentre le banche incassano e gioiscono (e non pagano nemmeno l’Imu per le sedi delle Fondazioni, il vero cancro politico-economico del sistema): attenzione, la strada che abbiamo intrapreso è decisamente greca. E con la Spagna destinata a ristrutturare in parte il debito entro l’autunno, rischiamo davvero grosso.



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COMMENTI
10/04/2012 - Oro - Scusi dove ha preso i dati? (J B)

A me pare che sia variato il saldo finanziario delle riserve in oro perchè ovviamente l'oro quota di meno rispetto al mese precedente. Se tra un mese il valore delle riserve aumentasse del 80 %, significherebbe che la banca d'Italia ha acquistato oro? A me pare di no. Attendo suoi lumi nel merito.

RISPOSTA:

Caro JB, il suo ragionamento non fa una piega. Ovviamente è il valore in dollari dell'oro (e quindi in euro) che è calato rispetto ad un mese prima, da 1700 a 1600 dollari l'oncia, moltiplicando poi per 2.500 tonnellate si fa presto a conteggiare dei miliardi di euro in meno. Ma la Banca d'Italia usa il costo storico. Cordialmente (Mauro Bottarelli).

 
10/04/2012 - Pensiero stupendo (Marina Ceriani)

A questo punto invochiamo il commissariamento da parte di funzionari provenienti da Berlino. Cosa abbiamo da perdere ancora? Un po' di democrazia?

 
10/04/2012 - Sacrificio accettabile. (Giuseppe Crippa)

Premesso che prima di vendere le sue riserve auree lo Stato dovrebbe vendere il suo patrimonio immobiliare, per quanto mi riguarda non avrei troppi problemi a mettere a disposizione di Mario Monti la mia parte (un sessantamilionesimo) delle 2500 tonnellate d’oro che “appartengono agli italiani e non a via Nazionale” (come dice Mario Draghi): si tratterebbe di soli 40 grammi che valgono all’incirca 1500 Euro. In fin dei conti non sarebbe questo il sacrificio più duro richiestoci finora e comunque sempre meglio che vedere questi soldi nei rimborsi elettorali di un certo partito...