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CROLLO BORSA/ 1. Sapelli: l’Europa ha fallito il salvataggio dell’Italia

Gli investitori internazionali, spiega GIULIO SAPELLI, temono ancora una dissoluzione dell’euro, stavolta per la mancanza di crescita, depressa dal rigorismo imposto a livello europeo

Mario Monti, Nicolas Sarkozy e Angela Merkel (Infophoto) Mario Monti, Nicolas Sarkozy e Angela Merkel (Infophoto)

Già si erano visti alcuni segnali preoccupanti prima di Pasqua, con la Borsa di Milano tornata ai livelli di gennaio e lo spread tra Btp e Bund in costante aumento dopo la discesa sotto 300 punti base di tre settimane fa. Ieri però a Piazza Affari c’è stato un vero e proprio crollo del Ftse Mib, che ha chiuso al -4,98% (maglia nera d’Europa), mentre lo spread ha avuto un’impennata che lo ha portato a toccare i 400 punti base. Una situazione non facile da interpretare: sembrava che dopo il cambio di governo, la manovra lacrime e sangue e le operazioni straordinarie della Bce il peggio fosse alle spalle. Per meglio capire lo scenario che ci troviamo di fronte abbiamo interpellato l’economista Giulio Sapelli, Docente di Storia economica all’Università di Milano.

Professore, come spiega questo progressivo peggioramento degli indici provenienti dai mercati?

C’è stato un cambiamento nel contesto internazionale: il commercio mondiale è in calo; la Cina non ha più buone performance economiche e si avvicina al cambio dei vertici di potere con la successione a Hu Jintao e Wen Jiabao; il Brasile è in difficoltà per la forte sovravalutazione del Real e comincia a manifestare, come altri paesi sudamericani, istanze protezioniste; le tensioni in Iran destano ancora preoccupazione sul prezzo del petrolio. Si tratta di situazioni che hanno indebolito il contesto economico internazionale.

L’Europa sembra però soffrire in modo particolare.

Vedendo le analisi dei grandi fondi di investimento internazionali pare essere tornata la paura sulla tenuta dell’euro, ma con una novità: tutti sottolineano il fatto che il pericolo non è tanto il debito pubblico, quanto l’assenza di crescita. Paradossalmente, le politiche che gli stessi fondi avevano preconizzato adesso si rivelano le meno idonee a stimolare la crescita. C’è quindi un andamento a zig-zag di coloro che detengono le leve dei mercati internazionali. In generale, noto comunque profonda sfiducia circa la continuità della crescita del commercio mondiale e la tenuta dell’euro.

Questo nuovo allarme sull’euro le sembra più serio dei precedenti?

È chiaro che senza una riforma dei Trattati di Maastricht e della “Bundesbank 2”, ovvero della Bce, senza un progresso nell’unità politica e dei sistemi fiscali, un euro in bassa crescita o addirittura in decrescita è destinato a non reggere più: tutti vedrebbero nel ritorno alle monete nazionali una soluzione positiva. In ogni caso mi sembra che si ripeta un atteggiamento tipico dei grandi investitori internazionali: per loro l’importante è giocare alla speculazione sull’euro e per questo di volta in volta tirano fuori gli argomenti che gli sembrano più adatti per farlo.

Secondo lei, l’euro resisterà?