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FINANZA/ Emsden (Wsj): i tre motivi dell'insuccesso di Monti

Il premier Mario Monti (InfoPhoto) Il premier Mario Monti (InfoPhoto)

C’è il problema del debito, con un’anomalia tutta italiana. Di fronte a un grande debito pubblico, c’è una grande ricchezza delle famiglie. Tutto questo comporta delle scelte anche dolorose per l’Italia.

 

Che tipo di scelte?

 

In alcuni paesi dove si partiva da un debito pubblico basso, si sono potuti fare interventi di spesa pubblica, interventi di carattere keynesiano. Per l’Italia questo non è possibile, per l’ampiezza del debito pubblico, e quindi per risanare i conti si va a toccare la ricchezza delle famiglie. La differenza tra il grande debito pubblico e la ricchezza delle famiglie, dei privati costituisce un’anomalia italiana. La stessa propensione al risparmio degli italiani può diventare un freno per l’attività economica nel momento in cui fa diminuire i consumi.

 

Resta il fatto che la pressione fiscale è molto alta in Italia.

 

È vero, la pressione fiscale è alta e questo comprime la crescita. Ma la via d’uscita è intanto una nuova produttività da sviluppare, così da attirare maggiori investimenti. È interessante vedere la scelta di una grande multinazionale come Ikea che ha spostato tre produzioni dall’Asia all’Italia. In ogni caso il problema della produttività non è il costo nominale del lavoro, ma la resa dell’ora lavorata, come si vede nei prodotti di alta gamma, meno sostituibili o con processi produttivi migliori.

 

Cosa pensa delle misure che ha preso il Governo Monti: bastano per affrontare questa nuova fase critica dei mercati?

 

Le riforme Monti sembrano più o meno quelle che sono state consigliate da molti per lungo tempo e nei fatti già nell’agenda del governo precedente. Il giudizio complessivo è che si tratta di misure buone. Poi chiaramente non bastano e penso che anche il Premier ne sia consapevole.

 

C’è anche un problema di rapidità degli interventi in una situazione di grande incertezza come questa.


COMMENTI
12/04/2012 - La famiglia non può e non deve essere un problema. (Corrado Rizzi)

Non si può pensare che il risparmio delle famiglie possa essere un problema per la crescita. A meno che l'intervistato non sia convinto che le famiglie italiane tengano i risparmi sotto il materasso! Sono investiti e, se lui non se n'è accorto, le famiglie italiane si sono invece molto ben accorte del trasferimento di risorse verso gli speculatori e il grande capitale effettuato con lo spostamento forzoso dei risparmi dai titoli di stato alla borsa. La domanda quindi è: perchè chi gestisce questi risparmi non investe in attività per la crescita? Il sospetto è che si voglia procedere ad un'altra sottrazione di risparmi alle famiglie, e questo si che sarebbe criminale.