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Economia e Finanza

FINANZA/ 1. Quadrio Curzio: Italia, quattro riforme per "superare" la Germania

Mario Monti (Infophoto)Mario Monti (Infophoto)

Guardando alla crescita a breve, si possono individuare misure per sostenere sia le imprese che esportano facilitandone gli investimenti, sia il turismo verso l’Italia che è trascurato e dal quale può venire una spinta ai consumi degli stranieri. Per questo l’aumento prefigurato dell’Iva sarebbe un grosso problema. Guardando allo sviluppo a medio periodo, crediamo che sarebbero utili altre riforme sulle quali ci soffermiamo nella speranza che il Governo, il Parlamento e gli italiani ne tengano conto non perché sono nostri suggerimenti, ma per l’oggettiva utilità delle riforme stesse.

La prima, e forse la più grande, “riforma” che l’Italia, come comunità di popolo, dovrebbe fare oggi sarebbe quella di ritrovare la sua coesione nazionale. Chi ha occasione di andare all’estero non può non rilevare che l’Italia ha poco prestigio, malgrado individualmente ci siano personalità stimate e imprese apprezzate. Dunque, senza attuare una politica di autocensure, dobbiamo ponderare bene le nostre critiche. Perché queste vengono raccolte all’estero e dai mercati e poi gettate contro di noi dagli altri Stati in quella che appare sempre più una corsa ad accaparrarsi i sottoscrittori dei titoli di debito pubblico.

La seconda grande riforma che il governo non deve abbandonare è quella del federalismo fiscale. La stessa aveva già raggiunto uno stadio molto avanzato per impegno di lunga data di Giulio Tremonti. È una riforma importante per il controllo selettivo della spesa pubblica e per la responsabilizzazione della politica. A nostro avviso la ricostruzione nazionale dell’Italia unita passa da questa riforma che non va confusa con le strampalate affermazioni leghiste sul separatismo. Il federalismo deve portare alla radicale semplificazione della burocrazia che per ora nessuna riforma è riuscita a scalfire. E che rappresenta un freno formidabile allo sviluppo.

La terza grande riforma è quella della creazione di un Fondo al quale conferire tutti i beni pubblici reddituali, compresi quelli di proprietà degli enti locali che sono tanti e mal gestiti. Partendo da questo fondo si può poi pensare a un’operazione di abbattimento del debito pubblico anche con qualche operazione temporanea di risparmio forzoso degli italiani con la sottoscrizione di quote del Fondo stesso. Se potessimo portare il debito su Pil al 100%, affiancandolo con un federalismo rigoroso avremmo fatto due formidabili riforme strutturali.


COMMENTI
16/04/2012 - dalla ceca all'ue e poi' (francesco taddei)

non è possibile che cambiando le generazioni cambino anche gli obiettivi? einaudi e de gasperi e adenauer volevano una europa unita economicamente e istituzionalmente. ma se oggi i popoli la pensassero diversamente? se non volessero più una casa comune, dove per forza di cose la sovranità di 27 paesi serebbe devoluta a pochi "europeisti"? ricordiamoci il referendum francese e irlandese sulla costituzione europea (più gli altri paesi che avrebbero voluto farlo). P.S. per fare le riforme in italia come chiede l'autore occorre un cambio di mentalità: occorre vedere il governo come una guida, non come un ragioniere miope. c'è mai stata tale visione nella nostra storia?