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Economia e Finanza

FINANZA/ 1. Quadrio Curzio: Italia, quattro riforme per "superare" la Germania

Finora il Governo Monti sembra aver operato tre interventi. ALBERTO QUADRIO CURZIO ci spiega quali altre riforme sarebbero necessarie per stimolare la crescita

Mario Monti (Infophoto)Mario Monti (Infophoto)

La situazione di Eurolandia e quella italiana, che a noi più interessa, non sono certo tranquille. Aspetti positivi ed elementi di crisi si sommano e si confondono, spesso rendendo difficile sia fare un bilancio oggettivo, sia prefigurare il futuro. Proviamo a farlo con quella intonazione di fiducia costruttiva che caratterizza chi cerca di dare un contributo al bene comune nell’ambito del fare possibile.

Partiamo da Eurolandia. La stessa continua a essere al centro della crisi non per sua oggettiva maggior debolezza, ma perché gli Usa sono riusciti a passarle il “testimone” rendendola oggetto e vittima dei mercati finanziari mondiali. In questa situazione Eurolandia ha attuato varie misure di reazione corrette ma incomplete e che per questo potrebbero avere persino effetti negativi. Inoltre, l’ha fatto con grandi oscillazioni decisionali e lentezza.

Adesso tutti i paesi di Eurolandia stanno ratificando due Trattati internazionali: quello per il rigore fiscale (detto Fiscal Compact) e quello per il varo del Fondo salva-Stati permanente (Fondo Esm). Vanno nella direzione giusta, ma sono orfani di un terzo trattato internazionale: quello sugli investimenti per la crescita. Lo si può chiamare “investment compact”. Per questo avremo un 2012 con un calo del Pil pari allo 0,3% e un aumento della disoccupazione sopra il 10%.

La crescita non può d’altronde essere rilanciata da un singolo Paese e neppure dalla Germania anche se vale il 27% del Pil di Eurolandia. Essa per ora si gode tassi di interesse reali negativi finanziando il proprio debito pubblico a condizioni ottimali. È una magra soddisfazione, perché prima o poi crolleranno anche le sue esportazioni verso gli altri paesi di Eurolandia, cioè verso il suo miglior mercato. L'Unione monetaria europea è in crisi, ma senza la stessa la situazione sarebbe peggiore per ogni Paese ormai piccolo in un mondo di potenze emerse ed emergenti.

Veniamo all’Italia. Il Governo Monti in cinque mesi ha ridato all’Italia una credibilità europea e internazionale. È vero che adesso lo spread sul Bund è risalito a 380 punti base, ma non dobbiamo dimenticare che era arrivato a 570. Forse il Governo Monti non ha fatto il meglio, ma crediamo che sia sbagliato cercare solo i punti deboli delle sue azioni enfatizzandoli poi per offrire all’opinione pubblica e ai mercati internazionali nuovi elementi per svalutare o addirittura disprezzare l’Italia. Un minimo di consapevolezza dei rischi che tuttora incombono sull’Italia sarebbe necessario. Criticare è facile, specie se non si deve poi operare con decisioni a livello governativo.

Tre sono state in estrema sintesi le linee di intervento del Governo Monti. La manovra correttiva sui bilanci pubblici attuata soprattutto sul lato delle entrate per raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013. Si dice: andava tagliata di più la spesa e aumentate meno le tasse. È vero. Ma quando la manovra fu fatta, la pressione dei mercati e dei Governi che pesano (Germania e Usa) sull’Italia era fortissima e tale da cercare la via più rapida, non quella migliore. Le misure sulle liberalizzazioni e semplificazioni e la riforma del mercato del lavoro sono altre due linee di intervento sulle quali anche noi abbiamo già avanzato in altra sede qualche commento critico, ma anche costruttivo. Nel complesso quanto fatto è tuttavia positivo ed è stato apprezzato dall’Ue e dai mercati, ma certo non basta per far ripartire la crescita e ancor meno lo sviluppo. Quest’anno il Pil calerà del 2% almeno e la recessione si farà sentire.


COMMENTI
16/04/2012 - dalla ceca all'ue e poi' (francesco taddei)

non è possibile che cambiando le generazioni cambino anche gli obiettivi? einaudi e de gasperi e adenauer volevano una europa unita economicamente e istituzionalmente. ma se oggi i popoli la pensassero diversamente? se non volessero più una casa comune, dove per forza di cose la sovranità di 27 paesi serebbe devoluta a pochi "europeisti"? ricordiamoci il referendum francese e irlandese sulla costituzione europea (più gli altri paesi che avrebbero voluto farlo). P.S. per fare le riforme in italia come chiede l'autore occorre un cambio di mentalità: occorre vedere il governo come una guida, non come un ragioniere miope. c'è mai stata tale visione nella nostra storia?