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FINANZA/ 2. Così la "maga" Merkel trasforma Monti in Berlusconi

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Angela Merkel e Mario Monti (Infophoto)  Angela Merkel e Mario Monti (Infophoto)

E quella che doveva essere la madre di tutte le liberalizzazioni, ossia l’indennizzo invece del reintegro in caso di licenziamento economico con una revisione radicale dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, si è rivelata una controriforma, secondo tutte le associazioni delle aziende che lamentano invece un aumento dei costi per le assunzioni a detrimento di alcune forme contrattuali flessibili. Insomma, più rigidità in entrata e quasi meno flessibilità in uscita: non proprio un capolavoro, come si ammette a mezza bocca nei ministeri non retti da economisti o prof.

La verità, ha detto Giuliano Amato echeggiando tesi che fino a qualche settimana fa esprimevano alcuni esponenti di centrodestra durante il governo Berlusconi, è che servono soldi per investire: “Se è difficile dar torto a chi dice che per crescere occorrono risorse da destinare agli investimenti - ha scritto l’ex premier domenica 15 aprile su Il Sole 24 Ore - è altrettanto difficile aspettarsi che tali risorse possono venire da bilanci nazionali, sui quali i mercati gettano i loro strali non appena fuoriescono dai binari dell’austerità”. Come dire: il governo Monti può poco o nulla sulla crescita. Ma non valeva anche per Berlusconi?

La chiave di volta per Amato sono i project bond, come sostengono da tempo in Italia e non solo Franco Bassanini e Franco Reviglio, rispettivamente presidente e capo economista della Cassa depositi e prestiti: ossia titoli che in quanto emessi ad esempio dalla Bei (Banca europea degli investimenti) non gravano sui debiti nazionali e attivano investimenti pubblico-privati mirati su reti e infrastrutture di rilievo europeo. Anche in questo caso, i soli project bond non sono sufficienti per riavviare il ciclo economico.

Infatti, il problema dei problemi è il Fiscal compact che irrigidisce e cristallizza le politiche economiche e di finanza pubblica degli stati, rendendo di fatto inermi i governi nazionali a tutto beneficio della Germania, che può piazzare i Bund decennali a tassi bassissimi. Il risultato è che l’Eurozona finanzia di fatto il debito tedesco a costo zero per Berlino. Era chiaro anche quando al governo c’era il centrodestra, ma forse la realtà allora era occultata dai pregiudizi politici.

 

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COMMENTI
16/04/2012 - quale europa pensate? (francesco taddei)

da molte parti, anche sul vostro sito, si invoca la guida tedesca dell'europa; una guida diversa da quella odierna, tutta diktat. ma la germania è questa: un paese fiero, unito, con un capo che guarda ad un futuro insieme ai suoi simili (austriaci,polacchi,finlandesi,olandesi e francesi), mal disposta verso chi ha visioni politiche-economiche (tipo: invece di investire sperperiamo) diverse dal loro modello. hanno lavorato e penato cinquant'anni per il loro paese così com'è. la germania non cambierà per far piacere a buonisti europeisti (cioè dei senzapatria) che non accettano l'identità dei popoli come fondante delle pulsioni e quindi delle politiche degli uomini