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FINANZA/ 2. Così la "maga" Merkel trasforma Monti in Berlusconi

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Angela Merkel e Mario Monti (Infophoto)  Angela Merkel e Mario Monti (Infophoto)

Contrordine compagni. Non era vero che bastava Mario Monti per azzerare lo spread fra titoli di stato italiani e tedeschi. Era falso che solo un governo tecnico poteva riavviare la crescita. La verità è che fino a quando l’Europa, anzi la Germania, non comprende che l’austerità - ossia più tasse e meno spesa pubblica - può soltanto aggravare la recessione, tutti gli sforzi nazionali sul rigore saranno inutili o controproducenti.

Gli esimi editorialisti dei grandi giornali ammanniscono da qualche giorno la “nuova” verità: Monti e il governo tecnico da soli non possono contrastare la decrescita, nonostante liberalizzazioni vere o presunte. Era chiaro anche quando c’era un governo politico - seppure conflittuale e dalle divergenze spesso immobilizzanti - eppure si voleva far credere che tutto dipendeva dalla credibilità internazionale prossima allo zero di Silvio Berlusconi, dalla flemma sviluppista di Giulio Tremonti fissato con i conti pubblici in ordine che non voleva abbassare le tasse (le avrebbe abbassate solo quando sarebbe diventato premier, era la favola propalata dai berlusconiani) e dall’impossibilità di varare riforme impopolari come la riforma delle pensioni e del lavoro.

Ora si scopre che, nonostante la previdenza sia stata riformata, la finanza pubblica sia stata messa in sicurezza e le liberalizzazioni finalmente avviate, lo spread galleggia ben sopra i 350 punti base, le imposte aumentano e le previsioni del Pil per quest’anno sono ulteriormente peggiorate, come sarà chiaro dal Def (Documento di economia e finanza) che oggi il governo approverà insieme con il Pnr (Programma nazionale di riforma).

Certo, il governo sta impostando provvedimenti che cercano di fertilizzare l’economia. Ha in gestazione una delega fiscale, che però non prevede una riduzione della pressione tributaria sicura. Ha in corso una riforma (l’ennesima) delle norme sulle grandi opere. Il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, ha pronto nel cassetto un decreto legge che rivede tutto l’impianto degli incentivi statali all’industria, con poche norme per agevolare davvero le imprese che innovano e si internazionalizzano. Così come il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, entro la fine del mese presenterà ai colleghi un rapporto sulla spending review; ma chi si aspetta un altro taglio secco seppure mirato della spesa pubblica, dopo i tagli lineari imposti da Tremonti, rimarrà deluso.



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COMMENTI
16/04/2012 - quale europa pensate? (francesco taddei)

da molte parti, anche sul vostro sito, si invoca la guida tedesca dell'europa; una guida diversa da quella odierna, tutta diktat. ma la germania è questa: un paese fiero, unito, con un capo che guarda ad un futuro insieme ai suoi simili (austriaci,polacchi,finlandesi,olandesi e francesi), mal disposta verso chi ha visioni politiche-economiche (tipo: invece di investire sperperiamo) diverse dal loro modello. hanno lavorato e penato cinquant'anni per il loro paese così com'è. la germania non cambierà per far piacere a buonisti europeisti (cioè dei senzapatria) che non accettano l'identità dei popoli come fondante delle pulsioni e quindi delle politiche degli uomini