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FMI/ Per l’Italia, escluso il pareggio di bilancio nel 2013. Pesano spread e recessione

Pubblicazione:martedì 17 aprile 2012

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Le recenti stime dell’Fmi dipingono uno scenario, per quanto ci riguarda, tutt’altro che rassicurante ma, se letto nella giusta prospettiva, neanche così apocalittico come in molti avrebbero prospettato sino a poco tempo fa. In particolare, il nostro Paese non riuscirà nell’intento di raggiungere il pareggio di bilancio almeno fino al 2017. Secondo il Fiscal monitor diffuso dal Fondo monetario internazionale, il rapporto deficit/ pil si attesterà al 2,4% nel 2012, all'1,5% nel 2013, all'1,6% nel 2014, all'1,5% nel 2015, all'1,3% nel 2016 e, infine, nel 2017, all'1,1%. Si tratta, pur sempre, di un miglioramento rispetto alla stime precedenti, pubblicate lo scorso gennaio, quando era stato paventato per il 2012 un rapporto del 2,8% e per il 2013 del 2,3%.

Il debito, invece, corrisponderà nel 2013 al 123,4% del Pil, mentre nel 2013 crescerà al 123,8%. Attenzione: le stime vanno lette considerando il fatto che nel 2013, però, il nostro deficit sarà il terzo più basso della zona Euro. Non solo. Al netto degli effetti ciclici saremmo, addirittura, in attivo. Continuerà a pesare la disoccupazione, che a fine dell’anno prossimo raggiungerà il 9,7%, dato tuttavia inferiore alla media europea pari al 9,9%. Secondo l’Fmi «un appropriato risanamento dei conti pubblici costituisce un'ovvia priorità. Le economie in crisi dell'area euro e i Paesi con posizioni sui conti pubblici più deboli, come Italia e Slovenia, devono attuare i piani recentemente concordati per rendere più stringente la loro posizione fiscale». Da questo punto di vista, secondo l’istituzione finanziaria, la ripresa, nel nostro Paese, inizierà ad aver luogo solamente dal 2013, mentre per il resto dell’Eurozona è prevista già a partire dalla seconda metà di quest’anno. A pesare, da noi come in Spagna, continua a essere «lo spread sui rendimenti» che «rimane elevato a dispetto degli sforzi effettuati sul risanamento dei conti». Inoltre, «la recessione sarà più profonda e la ripresa e attesa cominciare soltanto nel 2013». Intervenendo sul report, Fabrizio Saccomanni, direttore generale della Banca d’Italia, ha lasciato intendere di non ritenerlo del tutto veritiero.

 


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