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Economia e Finanza

FINANZA/ 1. Pelanda: Italia, c’è un piano per evitare la catastrofe

L’Italia rischia di vivere a lungo in recessione. CARLO PELANDA spiega quali riforme andrebbero messe in atto per rilanciare l’economia del nostro Paese

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La situazione si sta facendo grave. Monti ha trovato una maggioranza di unità nazionale, in violazione del mandato elettorale 2008 ancora vigente e imposta da Napolitano, che include una sinistra irriformata ostile a soluzioni di de-statalizzazione e detassazione. Il centrodestra nemmeno le tratteggia, né si oppone alle tasse crescenti, perché è intrappolato, come un pugile suonato, nell’idea che la configurazione di maggioranza d’eccezione gli dia il tempo per riorganizzarsi. Così Monti, senza supporto liberalizzante e condizionato dalla sinistra, ha definitivamente scelto una strategia di aumento delle tasse e di repressione fiscale per sostenerla, senza vere riforme, accettando - con stupore di tutti gli osservatori internazionali - il rischio di trasformare la recessione in depressione endemica.

Impotenza, perdita di lucidità, disperazione, indifferenza perché non pagherà il prezzo politico delle scelte nelle elezioni 2013? Non lo so, ma è chiaro che ora bisogna intervenire con decisione per invertire la tendenza catastrofica. Nell’area del popolo che vive di mercato dobbiamo farlo sui giornali, perché i partiti che ne rappresentano gli interessi sono in tilt. Contribuisco a questa sostituzione mostrando cosa esattamente salverebbe e rilancerebbe l’economia italiana.

Un famoso detto di Tremonti è: la crescita non si fa per decreto. Ma questo è vero nei casi dove il mercato non c’è e non lo è in quelli, come l’Italia, dove è vitale, ma soffocato da un eccesso di costi fiscali e vincoli regolamentari. In Italia molta crescita può essere fatta, entro un biennio, via scelte politiche.

Quattro le principali: (a) taglio di almeno 100 miliardi di spesa pubblica sincronico con una riduzione delle tasse di 70 miliardi, i 30 di differenza messi a riserva per rendere certo il pareggio di bilancio; (b) trasformazione in liquidità (via obbligazioni) del patrimonio pubblico (immobili, partecipazioni e concessioni sia nazionali, sia locali) per abbattere una quota assoluta del debito, così recuperando fiducia nel mercato e riducendo la spesa annua per interessi; (c) attivazione per 5 anni di una forma di contratto di lavoro a termine d’emergenza, solo per le nuove assunzioni, del tutto libera e basata sulla trattativa diretta tra le parti, poi da formalizzare, in caso, al quinto anno secondo gli standard normativi; (d) condono fiscale oneroso che sani definitivamente i rapporti tra fisco e contribuenti fino al 2010.


COMMENTI
18/04/2012 - le azioni di rientro del debito (antonio petrina)

egr prof,. bene per le azioni di rientro: per la seconda attendiamo di conoscere il patrimonio pubblico a valore di mercato di cui c'è tempo fino al 31.12.2012. In Euoropa il patrimonio contro debito può portare utili effetti solo senza ulteriore indebitamento ( obbligazioni e prestiti forzosi, cartolarizzazioni, ecc): percorrere la strada maestra del rientro dello stock del debito con la crescita e trovare altra uscita di sicurezza!